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150 ANNI/ Manzoni e Bagnasco ci svelano i veri "soci fondatori" dell'Italia

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Alessandro Manzoni  Alessandro Manzoni

Dopo il soggiorno parigino presso la madre, che lo convince definitivamente sull’astrattezza della prospettiva illuministica di illuminare realmente tutti i fattori dell’esperienza umana, intraprende con la giovane moglie Enrichetta un cammino di razionale riscoperta della profonda verità ed umanità della fede cattolica, intesa come l’unica che “ha rivelato l’uomo all’uomo”.

La conversione non comporta però per Manzoni l’abbandono degli ideali di libertà e di nazionalità della giovinezza, né tanto meno l’adesione ai principi della Restaurazione, perché comprende che il cattolicesimo non coincide con un’ideologia politica particolare, anzi è convinto che Dio guidi la storia attraverso la libera adesione dei singoli e dei popoli alla sua chiamata, che è sempre una chiamata alla maturazione della libertà e di una sempre più “umana” organizzazione socio-politica della nazione.

 

Così nel 1815 inneggia al tentativo di riscossa “italica” di Murat dicendo:

“… eran le forze sparse,

E non le voglie; e quasi in ogni petto

Vivea questo concetto:

Liberi non sarem se non siam uni;”

paragonando il suo appello a quello di Mosè, scelto da Dio per liberare Israele dalla schiavitù d’Egitto. L’unità d’Italia è quindi vista come l’esito di un progetto di liberazione di ispirazione religiosa.

 

La definizione precisa però del ruolo e dell’importanza dell’unificazione è affidata all’ode Marzo 1821, quando, auspicando il successo ai moti piemontesi del momento, Manzoni inneggia alla “gente risorta” che “libera tutta” sarà:

“Una d’arme, di lingua, d’altare,

Di memorie, di sangue e di cor.”

Vien definita qui la concezione di Risorgimento del Manzoni: l’uomo non può rinascere “da solo”, l’uomo è essenzialmente relazione e può “risorgere” solo innestandosi con la radice del Mistero da cui proviene, il che sul piano naturale significa riappropriarsi della propria tradizione nazionale e sul piano soprannaturale appartenere al popolo di Dio.

 

Dall’Ode si comprende come la comunità nazionale italiana sia presentata come una realtà costituita da fattori bio-culturali, la cui coesione è garantita da una comune confessione religiosa, da una lingua comune, dalla memoria di un comune passato. La nazione è immaginata come una comunità di parentela, una grande famiglia, le cui reti di relazione collegano intimamente la generazione presente alle passate e alle future.



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COMMENTI
25/02/2011 - Tradizione cattolica e politica (Mario Bellotti)

Molto bello, ma così poco concreto! Per il vero Risorgimento dell'Italia unita nel segno autentico e verace della Santa Croce di Cristo e della sede del Capo della Sua Chiesa, non si può proprio prescindere dall'inclusione dell' "altra metà del Paese", quella del tutto esclusa nella prima fondazione dello Stato, la parte annessa, offesa e sfruttata, apparecchiata a mercato interno e trascinata come zavorra, e oggi infine minacciata di secessione e condannata al Terzo Mondo. La tradizione politica e civile del Meridione d'Italia, tra l'altro, è nobile, unitaria, anche luminosa: conoscerla e renderla patrimonio comune ci aiuterebbe a superare quel senso d'identità nazionale fondato sulla... disunità dei Comuni rinascimentali, e ci porterebbe - chissà! - a diventare persino un Paese serio.