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150 ANNI/ Manzoni e Bagnasco ci svelano i veri "soci fondatori" dell'Italia

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Alessandro Manzoni  Alessandro Manzoni

È una visione “romantica” della nazione, in quanto afferma che la nazione non è creata dalla volontà generale, ma è il frutto di un’aggregazione sociale organica fondata su valori originali, nella quale l’impegno per l’unificazione, cioè il tentativo di “trasformare la nazione culturale in nazione territoriale” (Chabod), assume la funzione di mediazione storica concreta dell’ideale di rinnovamento del singolo e della società in obbedienza alle esigenze ideali della propria tradizione religiosa.

 

L’ideale del Risorgimento in Manzoni non è quindi un semplice progetto etico-politico, ma è il diventare cultura della sua fede, inaugurando una nuova concezione della Rivoluzione (contrapposta all’ideale della Rivoluzione francese) che prevede il superamento dell’ordinamento socio-politico storicamente esistente a partire dalla “conversione” al “santo Vero”, i fattori ideali della Nazione.

 

Si comprende così come Manzoni abbia concepito la sua vocazione poetica come un servizio alla causa risorgimentale e come il suo grande romanzo, I promessi sposi, vada considerato il suo personale contributo non solo al rinnovamento di una lingua comune per il popolo quanto, nella scelta stessa del periodo, dei temi e dei personaggi (fece scandalo la scelta degli “umili” Renzo e Lucia quali protagonisti), del valore della religione cattolica quale autentico “catalizzatore” dell’identità italiana, anche nei periodi più bui della sua storia. 

 

La posizione di Manzoni conferma quanto recentemente ha detto il card. Bagnasco quando ha affermato che anche i cattolici sono “soci fondatori” dello Stato unitario.

Ciò è particolarmente vero perché, come sa ogni lettore dei Promessi sposi, a differenza di altri convinti sostenitori dell’essenza religiosa della nazione e della sacralità delle lotte cruente che si devono ingaggiare per difenderne o recuperarne la libertà, Manzoni nel romanzo mostra Dio e la fede come il motore della storia, ma la religione non è mai vista come semplice fattore di incivilimento o come instrumentum regni al servizio di questo o quell’ideale politico (e neanche come forza politica in quanto tale), è “una presenza soffusa”, che illumina tutto e tutti, e dà forza all’uomo ed al popolo che liberamente l’accoglie di affrontare le circostanze di una vita che rimane sempre esposta all’irrazionalità e alla precarietà nelle soluzioni politico-sociali (Manzoni è contro l’idea stessa che si possa realizzare il “perfettismo politico”),  con un atteggiamento costruttivo e fecondo di germogli di rinnovamento sociale e culturale.



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COMMENTI
25/02/2011 - Tradizione cattolica e politica (Mario Bellotti)

Molto bello, ma così poco concreto! Per il vero Risorgimento dell'Italia unita nel segno autentico e verace della Santa Croce di Cristo e della sede del Capo della Sua Chiesa, non si può proprio prescindere dall'inclusione dell' "altra metà del Paese", quella del tutto esclusa nella prima fondazione dello Stato, la parte annessa, offesa e sfruttata, apparecchiata a mercato interno e trascinata come zavorra, e oggi infine minacciata di secessione e condannata al Terzo Mondo. La tradizione politica e civile del Meridione d'Italia, tra l'altro, è nobile, unitaria, anche luminosa: conoscerla e renderla patrimonio comune ci aiuterebbe a superare quel senso d'identità nazionale fondato sulla... disunità dei Comuni rinascimentali, e ci porterebbe - chissà! - a diventare persino un Paese serio.