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150 ANNI/ Manzoni e Bagnasco ci svelano i veri "soci fondatori" dell'Italia

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Alessandro Manzoni  Alessandro Manzoni

Fin dall’inizio quindi l’afflato “religioso” caratterizza il patriottismo italiano e la dinamica degli eventi del ’48 in un primo momento sembra costituire il momento della realizzabilità dell’ipotesi di unificazione cattolico-nazionale ispirato al neoguelfismo giobertiano.

Anche di fronte al fallimento dell’ipotesi neoguelfa di Gioberti, dopo la presa di distanza di papa Pio IX in nome dell’universalità del cattolicesimo, il mondo cattolico nella figura di Rosmini, amico e maestro “filosofico” di Manzoni, potrebbe rappresentare una possibilità di conciliazione tra l’ideale religioso e una struttura politica liberale unitaria, ma il suo impegno politico-diplomatico, affettuosamente supportato da Manzoni, non porterà i frutti sperati.

 

Così, negli anni cinquanta dell’Ottocento, si apre lo spazio per quel disegno cavouriano di unificazione liberale che vuole separare cattolicesimo e patriottismo (divenendo di fatto un progetto anticattolico in quanto relega la fede a dimensione puramente spirituale lasciandole la libertà che lo Stato le concede).

Di fronte a tutto questo Manzoni non cede allo sconforto e accetta di buon grado la soluzione unitaria cavouriana (“la federazione è un’utopia brutta, l’unità è un’utopia bella”), convinto che il bene dell’unificazione sia superiore ai limiti della sua modalità di realizzazione e che l’avvenire d’Italia sarà grande nella misura in cui gli italiani sapranno sviluppare le virtualità inscritte nella loro tradizione religiosa e culturale.

 

Allo stesso modo non lo sconvolge la perdita del potere temporale della Chiesa, che anzi saluta come un evento positivo per la Chiesa (anche se depreca il modo “conflittuale” con cui gli italiani sono arrivati a Roma) perché così si abbandonava un elemento caduco della sua forma, ovvero quel tanto di particolarità, quell’aspetto di Stato fra gli Stati, che, a suo parere, rischiava di “oscurare” la sua vera essenza e la sua missione universale (coerentemente con il tradizionale insegnamento cattolico, la Chiesa infatti è per lui il luogo concreto nel quale l’uomo realizza la comunione con Dio e con tutti gli uomini, è il popolo super-nazionale, che non considera nemico alcun altro popolo).

L’eredità che Manzoni ci lascia è quindi l’indicazione di una prospettiva largamente incompiuta: realizzare l’autentico Risorgimento, adeguando lo Stato italiano a tutti i fattori ideali della sua tradizione nazionale.



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COMMENTI
25/02/2011 - Tradizione cattolica e politica (Mario Bellotti)

Molto bello, ma così poco concreto! Per il vero Risorgimento dell'Italia unita nel segno autentico e verace della Santa Croce di Cristo e della sede del Capo della Sua Chiesa, non si può proprio prescindere dall'inclusione dell' "altra metà del Paese", quella del tutto esclusa nella prima fondazione dello Stato, la parte annessa, offesa e sfruttata, apparecchiata a mercato interno e trascinata come zavorra, e oggi infine minacciata di secessione e condannata al Terzo Mondo. La tradizione politica e civile del Meridione d'Italia, tra l'altro, è nobile, unitaria, anche luminosa: conoscerla e renderla patrimonio comune ci aiuterebbe a superare quel senso d'identità nazionale fondato sulla... disunità dei Comuni rinascimentali, e ci porterebbe - chissà! - a diventare persino un Paese serio.