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LAICITA’/ Perché i dissidenti cinesi diventano cristiani per difendere i loro diritti?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

“Il cristianesimo viene combattuto in Cina perché è visto dal potere come il fondamento dei diritti umani”. Di recente padre Bernardo Cervellera (missionario del Pime e direttore di AsiaNews) ha parlato al Centro Asteria di Milano in occasione di un importante incontro serale organizzato dall’Associazione “Le 2 Città”, dal titolo Persecuzione e libertà religiosa.

 

Tirare in ballo il cristianesimo per rispondere alla domanda sul fondamento dei diritti umani (sui quali si basano anche le democrazie e le costituzioni moderne), come facevano nel 1943 Jacques Maritain (Cristianesimo e democrazia) e, nel secondo dopoguerra, il filosofo del diritto Giuseppe Capograssi (1889-1956), è una strada che oggi gode di sempre più rinnovato interesse. Essa non riesce però a scalfire i presupposti filosofici di quella forma di liberalismo inaugurata dal filosofo americano John Rawls (1921-2002) volta a escludere il riferimento religioso dalla discussione politica nella sfera pubblica.

 

Infatti, nonostante la tesi delle radici cristiane della moderna nozione di democrazia abbia trovato spazio, alla metà degli anni Novanta, nel liberalismo di Norberto Bobbio (1909-2004), permane tuttavia anche in un pensatore come Jürgen Habermas (che pure è uno dei campioni del riconoscimento delle concezioni comprensive del bene all’interno del dibattito politico) l’idea secondo la quale il cristianesimo arreca allo Stato liberale un apporto soltanto esterno (una specie di ancora di salvezza dalla modernizzazione della società) e non sostanziale.

 

Bernardo Cervellera non è un filosofo e forse nemmeno un teologo, ma la sua testimonianza non lascia adito a dubbi: è talmente vero che il cristianesimo sta al fondamento dei diritti umani, che diversi dissidenti cinesi diventano cristiani proprio per difendere i loro diritti continuamente negati dal governo comunista. Non in chiave cristiana, ma comunque in chiave di difesa dei diritti umani vanno letti, secondo Cervellera, anche i recenti sommovimenti in Tunisia e in Egitto: qui il presidente dimissionario Mubarak, nonostante avesse fatto promesse di anti-fondamentalismo, avallava leggi fortemente anti-cristiane (e filo-islamiche), come dimostra il fatto che, all’indomani della strage della notte di Capodanno ad Alessandria d’Egitto, i cristiani egiziani hanno protestato non contro i fondamentalisti islamici, ma contro il governo.



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