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LAICITA’/ Perché i dissidenti cinesi diventano cristiani per difendere i loro diritti?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Come si vede, anche a proposito dei recenti fatti d’Egitto torna in primo piano il cristianesimo e, questa volta (a differenza ma non in contraddizione con il caso cinese), in una forma ancora più interessante per il dibattito sul rapporto tra cristianesimo e diritti umani. Mentre infatti il caso cinese mette a nudo il ruolo fondativo del cristianesimo nei confronti dei diritti umani, quello egiziano permette di vedere la questione da un altro punto di vista: ogni rivendicazione di libertà e di democrazia è, potenzialmente, una rivendicazione di cristianesimo.

 

Non a caso (e anche su questo punto Cervellera non poteva essere più chiaro) il fondamentalismo islamico accomuna in un solo obiettivo cristianesimo e modernità, visti come due facce di una stessa medaglia e (aggiungo) a ragione visti così: se è vero infatti che l’Occidente poté giustificare le libertà personali e sociali, politiche ed economiche (che sarebbero passate poi nell’età moderna) sulla base di una dottrina del diritto naturale che risaliva almeno a Cicerone e a Seneca, è altrettanto e forse ancor più innegabile che i vertici di tale riflessione vennero raggiunti durante il periodo della cristianità medievale.

 

Non mi dilungo su questo aspetto, sul quale ormai non mancano comunque le possibilità di approfondimento, ma faccio notare soltanto come l’equazione tra cristianesimo e modernità sia quanto meno problematica: se infatti la modernità non si spiegherebbe senza il cristianesimo, non tutta la modernità fu conforme alle sue radici cristiane (anzi la maggior parte di essa non lo fu) e, sulla modernità cristiana di Pascal, di Vico, di Tocqueville e di Rosmini (la cui proposta di una via alternativa al moderno veniva richiamata già negli anni Sessanta da Augusto Del Noce), vinse la modernità laicista di Rousseau, di Voltaire, di Kant, di Hegel, di Feuerbach, di Marx e di Nietzsche.

 

Se per un confronto tra queste due anime della modernità risulta utile il divulgativo Ripensare la modernità di Luigi Negri (Cantagalli 2003), è ancora padre Cervellera nel suo incontro milanese a sottolineare il fatto che “laicismo”, più che con “modernità”, fa rima con “fondamentalismo”: l’anima del laicismo, infatti, non è altro che la pretesa di un potere umano di ergersi a padrone assoluto del destino dell’uomo e, in quest’ottica, risulta indifferente che tale potere sia la ragione, la passione, lo Stato, o la religione stessa, qualora sia privata dei suoi autentici caratteri.



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