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LETTURE/ "Nemesis" di Philip Roth: così Bucky Cantor divide i lettori Usa

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Un'immagine dell'epidemia di polio che devastò America ed Europa negli anni '40  Un'immagine dell'epidemia di polio che devastò America ed Europa negli anni '40

L’ultimo Roth è il capitolo conclusivo del quartetto della “Nemesi”. Dopo Everyman, Indignazione, L’umiliazione ecco Nemesis, novella in perfetto equilibrio tra tragedia e Camus, Sofocle e reportage, Edipo e l’indimenticabile svedese Levov, protagonista di quella Pastorale americana che nel 1997 valse all’autore il premio Pulitzer. Nemesis può voler dire indignatio oppure vendetta, entrambi i significati riferendosi all’ingiustizia divina che scriteriata distribuisce buona e cattiva sorte nell’universo. Il solito Roth insomma, e, come nota Coetzee, il solito spunto di partenza: «In che modo può ancora funzionare la logica della giustizia dopo che vaste forze universali s’intrecciano con le singole, individuali traiettorie di una vita umana?»

Al centro della vicenda c’è l’epidemia di polio che dilagò in America, e nel mondo, durante l’estate del 1944, quando cioè la Seconda guerra mondiale stava ormai per finire. Al centro dell’epidemia c’è invece Bucky Cantor, rimasto a casa perché la vista difettosa gli ha impedito di partire soldato. Al contrario dei suoi amici, tutti eroi del D-Day, Bucky è solo l’insegnante di educazione fisica in un campetto sportivo a Newark, dove ragazzini appena adolescenti passano i mesi estivi. Non nazisti e giapponesi dunque sono i suoi nemici, ma nientedimeno che la polio e l’epidemia che comincia a paralizzare e uccidere alcuni suoi allievi, fatalmente i migliori.

Mr. Cantor è uomo buono e con nobile senso del dovere: non potendo servire la patria in guerra, sente di doverla aiutare a casa, e rimediare così all’umiliazione di essere qua e non là. La sua nuova missione diventa dunque proteggere quelle vittime indifese contro la malattia, rispettando fino in fondo le responsabilità di maestro e uomo. Inutile dire che la battaglia è persa sul nascere contro un nemico invisibile che nella testa di Bucky assume ora i connotati biologici di un virus ora quelli metafisici di Dio ora quelli nichilistici del Caso.
La possibilità di una nuova partenza, che vorrebbe dire sì salvezza da un contagio sicuro ma anche tradimento di sé e dei ragazzi, vuol dire nell’immediato scelta tra bene comune o privato. Ma l’ironia sadica del vecchio Roth è come sempre dietro l’angolo e la decisione, qualunque essa sia, aziona la catastrofe.



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