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LETTURE/ "Nemesis" di Philip Roth: così Bucky Cantor divide i lettori Usa

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Un'immagine dell'epidemia di polio che devastò America ed Europa negli anni '40  Un'immagine dell'epidemia di polio che devastò America ed Europa negli anni '40

Autore amato e odiato Philip Roth ha diviso il pubblico americano anche con Nemesis, che al pari delle ultime novelle è sembrata ad alcuni soltanto sfiorare senza approfondire le vaste questioni che suscita. Coetzee su The New York Review of Books parla, dopo ampia analisi, di un «Roth minore»: troppo evidente la sua artificialità e debole invece il suo coinvolgimento nella materia. Tayler sul Guardian ne apprezza invece lo stile «giocoso e sereno», mentre Kakutani sul New York Times ne segnala la «prevedibilità» e l’asciuttezza eccessive.  Ma sono proprio sintesi, chiarezza e semplicità i pregi che fanno funzionare trama e stile. L’atmosfera canicolare, il panico, i perché? di Bucky, la felicità che cresce apposta per collassare, la perfezione vista, toccata e poi perduta. Sono tutti passaggi che costruiscono l’ennesima, cinica indagine sull’uomo e la sua volontà, presa per i fondelli dalla Fortuna.

Il grande merito di Roth è ancora una volta quello di accostare il respiro astratto di stupori metafisici con quello tutto concreto dei corpi, ritratti nel pieno del vigore agonistico e, alla fine della parabola, sconfitti, deformi, decaduti. 

(Riccardo Antonangeli)
 



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