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STORIA/ La follia del discepolo che impedì la conversione di Tolstoj

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Lev Tolstoj  Lev Tolstoj

Conclusa la propria parabola intellettuale, Certkov, che era soprattutto un uomo pratico, si dedicò a pubblicare e diffondere le opere del maestro. Ma nel momento stesso in cui si sentì un tolstojano a pieno titolo, Certkov incominciò a fare i primi, rispettosissimi, appunti al maestro; in breve divenne il «giudice tolstojano» dello stesso Tolstoj. Riuscì a fare in modo di avere l’ultima parola sulla versione definitiva delle opere dello scrittore, correggendo tutto ciò che riteneva da correggere. E Lev Tolstoj, il leone pronto a tutte le battaglie, si sottometteva.

Per poter conservare l’eredità letteraria del maestro, Certkov prese a far copiare sistematicamente qualsiasi cosa uscisse dalla sua penna: le opere letterarie, gli articoli, le lettere personali, persino i diari. Ottenne che la figlia Marija togliesse letteralmente di mano al padre ogni pagina scritta. Oppresso da questa inflessibile tutela, Tolstoj finì per tenere un doppio diario, quello «ufficiale» e quello «vero», che teneva nascosto a tutti.

Tutto precipitò a causa del testamento: Certkov infatti ambiva a poter disporre in modo esclusivo di tutta l’opera dello scrittore, ma naturalmente la moglie di Tolstoj si opponeva. Fu una vera guerra. Il calcolo di Certkov non era economico, la sua era un’ambizione più sottile e «spirituale», si trattava di affermare il tolstoismo di cui si riteneva ormai il vero interprete, a dispetto di Tolstoj stesso. Negli ultimi tempi, infatti, la visione del mondo di Tolstoj era cambiata, ma il figlio spirituale, fermatosi al radicalismo demolitore di un tempo, non aveva le risorse intellettuali né la grandezza d’animo per seguirlo ancora. Così i rapporti fra maestro e discepolo quasi si capovolsero.



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