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IDEE/ Barcellona: la vera sfida politica è salvare il nostro io interiore

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

È veramente paradossale che mentre da un lato si afferma la necessità di ridare corpo e anima all’idea di “cittadinanza”, invocando il ripristino della tutela dei diritti di libertà, dall’altro lato la stessa idea di “città” viene sottoposta ad un’erosione continua fino a perdere qualsiasi riferimento ai significati storici tradizionali.

In verità sembra difficile immaginare una cittadinanza attiva e consapevole, come invocato ad esempio da Zagrebelsky nella lezione magistrale al convegno di Giustizia e Libertà, e poi constatare che la città non esiste più e che i suoi abitanti sono monadi fluttuanti in una rete globale fatta di flussi informatici e di manipolazioni mediatiche.

Senza i tradizionali caratteri spazio-temporali, che davano alla città il ruolo del luogo pubblico per eccellenza, non si riesce infatti ad immaginare in che modo e in quali forme il cittadino possa esercitare i propri diritti e rispetto a cosa possa misurare le proprie aspettative e i propri desideri. È invece proprio sul terreno del rapporto fra cittadinanza e spazio pubblico che si misura una diagnosi del presente non superficiale e retorica.

Sotto questo profilo, è davvero sorprendente che siano i documenti della conferenza episcopale, più che le analisi degli scienziati sociali e dei politologi, a richiamare l’attenzione sul vero tema sul quale si dovrebbe concentrare l’attenzione e la riflessione di tutti. I documenti episcopali insistono infatti con toni di crescente drammaticità sul mutamento antropologico che sta caratterizzando questo passaggio d’epoca che si affaccia minaccioso sulla vita quotidiana di tutti gli abitanti del pianeta.

Che vuol dire mutamento antropologico? Forse è opportuno accennare brevemente all’origine dell’antropologia come scienza specificamente umana che nasce nel momento in cui nell’area del Mediterraneo le società hanno cominciato a guardare se stesse e a porsi la domanda su che cosa è l’uomo rispetto a tutti gli altri esseri viventi.

L’antropologia nasce quando ci si comincia a porre il problema di che cosa è l’uomo e a tentare di dare una risposta a partire dalle realtà concrete nelle quali si sviluppa la vita e la sopravvivenza degli esseri umani. Solo gli uomini sono stati capaci di porre questa domanda a se stessi e di farne oggetto di una riflessione e di una consapevolezza che ha messo in evidenza prima di ogni altra cosa il fatto che gli uomini, a differenza degli altri esseri viventi del mondo animale che ripetono da secoli gli stessi comportamenti, non hanno un codice di comportamento precostituito. L’assenza di determinazioni normative e di regole di condotta eterne costringe perciò l’uomo a darsi regole e a costruire “immagini influenti” e rappresentazioni di se stessi che si proiettano nello spazio e nel tempo per configurarne i modi e le forme di utilizzazione.
 



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