BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Barcellona: la vera sfida politica è salvare il nostro io interiore

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Fino a qualche decennio fa la civiltà umana si sviluppava attorno a due categorie fondative dell’esperienza individuale e sociale: lo spazio e il tempo. Lo spazio del lavoro, della produzione, dell’abitare; il tempo della vita, del lavoro, del succedersi delle generazioni. Spazio e tempo sono state le costanti dell’evoluzione del modello di uomo che ha presieduto alla nascita e alla evoluzione della civiltà occidentale. Artemide, dea del confine, ha segnato fin dai tempi dell’antica Grecia la differenza fra la selvatichezza della vita delle campagne e dei boschi e la domestichezza della vita urbana con le case e le piazze che delimitano lo spazio pubblico e lo spazio privato in un’armoniosa configurazione. Il tempo ha scandito i rapporti fra passato e futuro attraverso la celebrazione delle feste e degli eventi che richiamano alla memoria l’intera storia di un gruppo umano.

Non ci vuole molto a costatare come oggi queste categorie essenziali che strutturano la vita umana, lo spazio e il tempo, sono radicalmente modificate fino al punto da rendere insignificanti tutte le derivazioni  implicate in questa terminologia tradizionale. Il tempo, come si suol dire, è ormai il tempo “reale” dell’immediato presente, in cui tutta la temporalità si concentra senza articolazioni in una sorta di presenza infinita senza rimandi al prima né al dopo. Paradossalmente, il tempo reale è un non tempo.

Se si pensa a quanto scriveva Norbert Elias sul carattere normativo e sociale dell’immagine del tempo che caratterizza una società determinata, organizzandone le forme di vita, ci si rende conto di quanto oggi il tempo reale abbia smesso di svolgere qualsiasi funzione regolativa, eliminando dalla percezione del tempo ogni riferimento al contesto reale della vita. L’operaio associava tradizionalmente il luogo del lavoro al tempo della sua prestazione e si rappresentava l’immagine della fabbrica e quella dello spazio della città divise tra l’abitare e il produrre. Oggi, nell’epoca del lavoro digitale, sempre più diffuso e sempre e più pervasivo, il lavoratore si trova a navigare in un flusso di informazioni che lo rende praticamente un semplice punto di intersezione di coordinate che si svolgono e si sviluppano al di là di ogni sua possibile comprensione. Allo stesso modo, lo spazio si è dilatato, eliminando ogni riferimento a luoghi determinati e gettando ogni uomo nella “corsa” avanti e indietro nelle autostrade informatiche che coprono l’intero pianeta. La distinzione fra il prossimo e il lontano, tra il vicino di casa e l’abitante di un altro emisfero del globo è annullata nella nuova comunicazione informatica che attraversa i nostri corpi rendendoci disponibili a inauditi viaggi senza avere veri e propri movimenti fisici.
 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >