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IDEE/ Barcellona: la vera sfida politica è salvare il nostro io interiore

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Senza vita interiore, come scrive Hillmann, comparando religione e psicoanalisi, non c’è più memoria, né relazione affettiva, né bisogno di esprimersi dando forma e figura alle proprie emozioni. Le emozioni coincidono con le sensazioni e non c’è più alcuno scarto tra ciò che si muove nello spazio tradizionale della mente e del cuore e ciò che si pone di fronte agli occhi come realtà esterna, oggetto del desiderio duraturo, alterità con la quale entrare in rapporto di consonanza affettiva.

Già nel Novecento alcuni studiosi profetici avevano immaginato un nuovo tipo d’uomo senza qualità, partecipe di folle solitarie e totalmente diretto e manipolabile da centri di potere invisibile. Ma oggi queste profetiche anticipazioni, come molti racconti fantascientifici, sono diventati paradossalmente effettivi, giacché la virtualità sembra coincidere con l’effettività di un accadere senza residui e senza rimandi.

Il mutamento antropologico, sul quale bisogna dunque lavorare con urgenza, è questa scomparsa della vita interiore che da sempre si è espressa attraverso la rappresentazione di se stessi che gli uomini hanno dato ponendo il proprio Io in rapporto con la spazio e con il tempo. Senza vita interiore l’Io diventa una semplice pellicola permeabile, priva di autonoma consistenza.

La città dei monumenti e dei quartieri, della archeologia depositata nelle tracce materiali, si sta liquefacendo in un’architettura priva di ogni rapporto con il territorio e le nostre giornate trascorrono senza alcuna scansione temporale in un continuo stato di sonnolenza ottusa. Resistere a questo mutamento antropologico, trasformarlo nella ricerca di un nuovo spazio umano, progettare nuove forme di città e di abitazione, ridare senso al proprio bisogno di affetti e di comunità è il tema politico di questo passaggio d’epoca. 
 



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