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IDEE/ Olivier Rey: l’Italia non segua la Francia sul terreno delle false libertà

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Parigi, Notre Dame (Imagoeconomica)  Parigi, Notre Dame (Imagoeconomica)

Mi ha sempre sorpreso che il dibattito pubblico sottolinei continuamente le radici cristiane della nostra cultura, e al tempo stesso non batta ciglio nel costatare la sua grande e pervasiva scristianizzazione. Penso che si possa superare questo paradosso solo rendendosi conto che la nostra situazione è quella di un’eresia cristiana. Per fare un esempio molto semplice, il valore estremo che oggi è dato all’individuo è manifestamente di origine cristiana. Ma è “eretico” nella misura in cui dimentica che questa dignità viene dal fatto che l’uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio.

Il paradigma del rapporto tra persone, lei dice, è quello che si trova nella Trinità. Ma nell’età del nichilismo, qual è la via per recuperare una visione del rapporto interpersonale non ridotta, centrata sulla gratuità?

Solo mettendo in questione l’antropologia che si è sviluppata al cuore della modernità e la sua idea centrale, in base alla quale la persona si costituisce come tale innanzitutto nel suo rapporto con la natura, e solo in seguito entra in relazione con altre persone umane. Ma non è così: la relazione umana è dall’origine costitutiva dell’essere che noi siamo.

Nel suo pensiero lei dà molta importanza al concetto di natura, che è molto controverso in tutta la cultura moderna. Che cos’è «natura»?

La natura di cui parla l’antropologia moderna è propria di un mondo inteso in chiave materiale. Uno degli esempi più emblematici di questo modo di intendere la natura è quello di Robinson Crusoe: è l’immagine dell’uomo che, da solo sulla sua isola, prima sistema il mondo che trova a disposizione e solo dopo va ad incontrare altri umani. Questa è una natura che è data, ma rimane un materiale che si deve trasformare per renderlo più gradevole al nostro uso; non è un dato originario che il soggetto trova e scopre in sé, e che come tale non può modificare, ma solo riconoscere.

Nella sua critica della scienza lei è molto severo: dice che la scienza moderna restituisce delle connessioni tra le cose, non la verità. Galileo però non ha mai detto che esistesse solo la verità della scienza, ma che il «tentar l’essenza» non ci avrebbe fatto conoscere il mondo fisico.
 



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