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LETTURE/ La lezione di von Balthasar: così la Chiesa rinasce dai santi

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Hans Urs Von Balthasar  Hans Urs Von Balthasar

Dietro lo schermo della cristianità ancorata ai suoi rigidi schemi di regole e alla impalcatura robusta delle sue strutture capillari, lo scenario che si profilava era quello del divorzio tra il guscio esterno delle traduzioni storiche in cui si era calata la fede del cristianesimo e la logica nuova di un'emancipazione dell’uomo moderno che pretendeva di costruirsi da sé, distorcendo, o annullando del tutto la sua dipendenza da un Dio respinto ai margini del recinto della vita: al punto che ci si poteva cominciare a chiedere se era la Chiesa che stava abbandonando l’umanità, o se era l’umanità che aveva voltato, irriconoscente, le spalle, preferendo andare per la propria strada.

Ma era ancora facile illudersi che per arginare le forze di opposizione bastasse puntare i piedi con tenacia e riaffermare in tutti i suoi termini l’appello che la fede cristiana tradizionale continuava a rivolgere agli uomini. Solo una minoranza capace di guardare più lontano, attaccata al nucleo più genuino di quella stessa fede di ogni tempo, prima e al di là delle forme di cui essa si rivestiva per comunicarsi al mondo, era così libera e disponibile da poter percepire tutta la radicalità della nuova situazione che si stava disegnando.

La comparsa di una modernità che voleva rendersi indipendente, sempre di più secolarizzata anche quando continuava a parlare un linguaggio esternamente amico della fede religiosa, doveva diventare una provocazione che costringeva la fede dei cristiani a un ripensamento radicale. Il mondo che cambiava chiamava la Chiesa a una conversione che non poteva non sfociare in una grande opera di “purificazione”: si doveva risalire all’essenziale, lasciar cadere il resto, e proseguire con decisione su una traiettoria lungo la quale non bastavano più le sicurezze dell’antico dominio cristiano sulla totalità della realtà sociale.

Balthasar è stato fra coloro che questa sfida di cambiamento hanno saputo accoglierla più lucidamente. Rimettersi oggi a confronto con la sua proposta di “riforma” dell’esperienza vissuta del cristianesimo, vuol dire ripercorrere dall’interno le tappe di un cammino che, nei decenni successivi, avrebbe conosciuto sviluppi ed elaborazioni fondamentali, arrivando fino a toccare noi che viviamo nella realtà del tempo presente.

Ottima idea è stata, perciò, quella dell’editrice Jaca Book, che ha voluto ripresentare il testo del 1952 unendolo con l’altro, ugualmente fortunato, pamphlet di dieci anni successivo, redatto da Balthasar in pieno svolgimento del concilio Vaticano II: cioè Solo l’amore è credibile (1963), di cui già si è avuto modo di parlare sulle pagine de Ilsussidiario.net. Ne è venuto fuori un volume che è ora una preziosa via di accesso ai contenuti fondamentali della visione dell’impatto della fede cristiana sul mondo moderno cara al grande maestro della teologia contemporanea, arricchita dalla pregevole introduzione di uno dei massimi conoscitori italiani della sua opera: Elio Guerriero (La percezione dell’amore, Jaca Book, Milano 2010).
 



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