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LETTURE/ La lezione di von Balthasar: così la Chiesa rinasce dai santi

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Hans Urs Von Balthasar  Hans Urs Von Balthasar

Qui possiamo soltanto accennare al senso ultimo della proposta di cui la scrittura religiosa di Balthasar ha voluto rendersi strumento. Quando la “struttura storica” di una grande tradizione era chiamata a ridefinire se stessa, davanti a un mondo che non era più quello delle epoche che l’avevano generata, le opzioni erano soltanto due, scrive Balthasar: o cedere alla sua distruzione aggressiva, dall’esterno, per opera degli agenti corrosivi che trascinavano la storia su un crinale totalmente cambiato, oppure disporsi all’unico mezzo che poteva consentire di “riacquistare la propria vitalità per il presente e il futuro”.

Questa via era quella della rigenerazione interna, della rianimazione sostanziale del centro da cui si irradiano tutte le manifestazioni della vita cristiana. Solo questa poteva diventare la forza del vero “superamento”, della “vitalità che dà anima a tutte le tradizioni: una vitalità che conosce il passato e, tuttavia, è capace di distaccarsene nella misura in cui lo esigono il senso di responsabilità e la disponibilità al futuro”.

Per vincere l’inerzia di un cristianesimo che minacciava di staccarsi dal flusso della vita reale del mondo, l’unico rimedio era lasciare che dal suo seno si sprigionasse una rinnovata “forza vitale”. Ci voleva una nuova “giovinezza”. Ma questa non poteva che venire dal fatto di “ripartire da Cristo”: per rifare “oggi”, in modo diverso, quello che hanno fatto “i grandi della storia cristiana della salvezza”. Non per ripetere passivamente le loro soluzioni, fossero pure quelle di “Tommaso” o di “Newman”. Ma per ricreare le condizioni del dinamismo che ha permesso ai maestri della fede del passato di giungere al loro approdo esemplare: cioè ricominciando sempre e di nuovo dall’origine di tutto.

Per questo, secondo Balthasar, la strada del rinnovamento della Chiesa nel mondo moderno non poteva che passare attraverso la fioritura luminosa di una nuova “santità”. Solo l’energia della santità vissuta era capace di reimmettere la forza dello Spirito nella realtà del tempo che cambia. Per lasciarsene conquistare, la Chiesa doveva uscire dai “bastioni” della fortezza in cui si era chiusa, alla sommità della costruzione di un passato ormai destinato a finire. Doveva imparare ad andare di nuovo incontro al mondo, “scendendo”, come Cristo, nella desolazione anche più arida e ostile di un'umanità da abbracciare nello slancio di una carità totalmente libera e disponibile, totalmente gratuita e risanatrice. Ci volevano una nuova “responsabilità” e un nuovo tipo di “apostolato”, lanciati in un orizzonte risolutamente “missionario”.

Per ridiventare “luce del mondo” e riportare, così, il “lievito” della salvezza cristiana dentro la vita concreta dell’umanità sofferente, la Chiesa dei tempi moderni doveva inventare anche forme nuove per calarsi nella società che la avvolgeva da ogni lato. Era scoccata ormai “l’ora dei laici”. E per riportare nel cuore della vita del mondo il centro dell’amore di Cristo che tutto muove e tutto attira a sé, la forma suprema a cui Balthasar volle dedicare la sua intera esistenza di teologo e di cristiano cominciò a essere quella di affidare il compito di una nuova testimonianza cristiana a comunità di persone che potevano unire la “vita cristiana radicale secondo i consigli evangelici con l’esistenza in mezzo al mondo”, “sia esercitando professioni profane, sia con il sacerdozio ministeriale”, portando il contagio di una presenza carica di fascino umano dentro la realtà del lavoro, della cultura, della costruzione delle relazioni sociali. Per lui, “l’attività di scrittore rest(ò) sempre un prodotto secondario”.
 



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