BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

150 ANNI/ Il Pinocchio di Collodi, un’infanzia perduta o la parabola del cristiano?

Pubblicazione:

Foto: Fotolia  Foto: Fotolia

Nel 1881 compare a puntate sul Giornale per i bambini di Ferdinando Martini La storia di un burattino di Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini. Due anni dopo viene pubblicato il libro  Pinocchio e ottiene uno straordinario successo in Italia e all’estero. Come il  quasi contemporaneo Cuore di De Amicis, apparso nel 1886, documenta una delle tante questioni che si ponevano nei decenni immediatamente successivi all’unità d’Italia quando, come si disse con espressione fortunata, fatta l’Italia bisognava fare gli italiani. Argomento attuale non solo per le celebrazioni dei 150 anni dell’unificazione, ma perché quello educativo è problema di sempre.

 

Due lettori  molto diversi, accomunati dall’amore per questo libro, offrono spunti che aiutano a comprendere i significati  nascosti  nella vicenda fantastica di Pinocchio. Alberto Asor Rosa mette in luce  il percorso della trasformazione di un pezzo di legno in un burattino discolo e incostante, non cattivo ma imprudente e superficiale, che attraverso amare esperienze diventa un ragazzino perbene, obbediente ed affettuoso: metafora ricca di invenzioni e di simboli, profondi ed elementari al tempo stesso del passaggio dallo stato ingenuo dell’infanzia alla relativa consapevolezza dell’adolescenza. Non solo, ma anche disegno fantastico, non realistico, della trasformazione che ogni italiano deve compiere, soprattutto se proviene dai ceti subalterni ai quali Collodi si rivolge,  passando dalla nativa  irrazionalità al controllo della coscienza sulle scelte da operare in campo individuale e civile. Certo, l’impianto fantastico rende meno evidente l’intenzione educativa, almeno rispetto all’impostazione realistica e scopertamente moralista di Cuore, che si rivolge principalmente alla borghesia, e lascia spazio all’ironica simpatia dell’autore per l’indisciplina di Pinocchio, per la sua inclinazione all’avventura, per i suoi incontri con esseri strani e divertenti, di cui la storia è costellata.

 

Asor Rosa esprime il sospetto che nel toscanaccio Collodi alberghi addirittura una certa nostalgia per i difetti nazionali che del resto egli riprende; ciò gli consentirebbe di dare degli italiani un’immagine più variegata di quella offerta da tanta produzione letteraria della sua epoca. “La grandezza di Collodi, come scrittore per l’infanzia e come interprete della nostra realtà nazionale – egli conclude – sta nell’aver capito che crescere significa acquistare, ma anche perdere qualcosa: il burattino possiede ricchezze, che il ragazzo non potrà più avere”.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
16/03/2011 - chiave di lettura (angelo canavese)

Attraente e geniale, per un non letterato come me, la chiave di lettura di Pinocchio da parte del Cardinale Biffi: chissa' che splendido effetto educativo si avrebbe raccontando Pinocchio, con questa coscienza, a dei bambini.

 
10/03/2011 - Una storia che pare vera! (claudia mazzola)

Questa è la favola più bella del mondo, in Pinocchio tutti i bambini si sono incarnati.