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PAPA/ Stefano Alberto: Benedetto porta l’umanità di Cristo davanti ai nostri occhi

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Benedetto XVI (Imagoeconomica)  Benedetto XVI (Imagoeconomica)

Nel suo nuovo libro dedicato a Gesù di Nazareth, uscito a distanza di quattro anni dal primo, Benedetto XVI affronta i temi chiave della storia della salvezza, dall’ingresso a Gerusalemme fino ai giorni della passione, della morte in croce, della resurrezione e dell’ascesa al cielo di Gesù. Lo fa in un dialogo serrato con l’esegesi storico-critica degli ultimi due secoli, nel rispetto del metodo storico ma andando oltre esso, per presentare al lettore, nel solco della tradizione vivente della Chiesa, il cuore del cristianesimo.

«È un libro che coinvolge alla radice non solo il credente, ma ogni uomo che prenda sul serio le domande ultime della vita. Che cosa vuol dire che siamo salvati? Cosa vuol dire che Cristo si fa carico con la croce di tutto il male del mondo e di ogni uomo? Sono domande alle quali chiunque non abbia già chiuso l’orizzonte del suo cammino, deve prestare ascolto». A dirlo è Stefano Alberto, docente di Introduzione alla teologia nell’Università Cattolica di Milano, che il sussidiario ha incontrato alla vigilia di una conferenza pubblica di presentazione del libro insieme al teologo protestante Reiner Riesner, organizzata dal Centro Culturale di Milano.

 

Perché il Papa continua ad interrogarsi sulla figura di Cristo?

 

Questo libro nasce, come il Papa dice esplicitamente, innanzitutto dal suo cuore di uomo e di credente. Non a caso sulla quarta di copertina del primo volume sono riportati i versetti del salmo 27: «Di Te ha detto il mio cuore: “cercate il Suo volto”; il Tuo volto, Signore, io cerco». In questa grande ricerca emerge il profilo del grande professore, del pastore, del Papa.

 

Una questione di fede, ma anche di prospettiva culturale.

 

Il Papa lo dice nell’introduzione: duecento anni di interpretazione storico-critica hanno ormai dato ciò che di essenziale avevano da dire. Il fatto è che gli sviluppi di questo metodo esegetico hanno confinato nel passato la figura di Gesù.Quello che si tratta di fare, ora, è riproporre un’ermeneutica della fede: di provare cioè a leggere i testi dell’Antico e del Nuovo testamento relativi a Gesù, dal di dentro di un’ottica di adesione profonda alla fede. Una lettura che comprende, certamente, anche la prospettiva storica.

 

Ma perché il Gesù della storia deve incontrare il Gesù della fede? Se Cristo per il credente è una presenza reale oggi, cosa importa la fedeltà ai dettagli e alla narrazione storica dei testimoni?



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