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PAPA/ Stefano Alberto: Benedetto porta l’umanità di Cristo davanti ai nostri occhi

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Benedetto XVI (Imagoeconomica)  Benedetto XVI (Imagoeconomica)

Et incarnatus est, dice il Vangelo: il Verbo si è fatto carne. Ha scelto di entrare nel tempo e nello spazio. In un tempo e in uno spazio preciso, condividendo tutte le circostanze della storia dell’uomo. In questo senso il fatto storico, come già scriveva il Papa nell’introduzione del primo libro, non è un mero simbolo, ma è costitutivo dell’evento cristiano. Non a caso, nell’introduzione al volume appena uscito, Benedetto XVI nota che i presupposti razionalistici del metodo storico-critico restituiscono una figura di Cristo troppo relegata al passato per rendere possibile un rapporto personale con Lui. Qui comincia il lavoro del Papa: comunicare non una figura evanescente, da ultimo inincidente nella vicenda umana, ma il Gesù vivo, reale, presente oggi.

 

Qual è stato il grande errore culturale che ha pregiudicato il lavoro dell’esegesi moderna?

 

Pretendere di applicare i presupposti kantiani, quelli di una “religione nell’ambito della semplice ragione” e dunque di una ragione concepita come misura del testo sacro, alla Scrittura, dimenticando che essa va compresa «alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta», come ha spiegato il Concilio Vaticano II nella Dei Verbum, la Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione .

 

Ha trattato quindi la Scrittura alla pari di un qualsiasi reperto storico...

 

Sì. Col risultato di rompere l’unità della Scrittura, di spazzare via la tradizione viva con cui la Scrittura è stata letta nei secoli dalla Chiesa, e di dimenticare il principio dell’analogia della fede. Ha commesso l’errore di ridurre a priori quell’oggetto, trattandolo per quello che non è. Il caso più clamoroso è forse proprio quello di Rudolf Bultmann e del suo progetto di demitizzazione: l’approccio al testo sacro come mito. Ci si è dimenticati che la Sacra scrittura è cresciuta e cresce nel e dal soggetto vivo del popolo di Dio, in cammino nella storia.

 

Cosa ci insegna questo libro che non sappiamo o che abbiamo dimenticato?

 

Le rispondo con un piccolo episodio significativo. Il giorno della presentazione il giornale radio ne ha parlato dicendo, tra l’altro, che «il cristianesimo è l’incontro con Cristo vivo e presente». Proprio così! Una verità che sentita alla radio mi è apparsa spiazzante, inattesa, perché di solito, quando i media parlano del cristianesimo, vanno subito alle conseguenze morali e sociali. Lo sguardo del Papa è capace di questo, di far emergere la persona di Gesù in tutta la sua forza, come realtà viva e presente nella storia del mondo e nelle vicende dell’uomo, suscitando un senso profondo di gratitudine e ammirazione.

 

Il libro parla degli eventi decisivi della storia della salvezza, dall’ingresso di Gesù in Gerusalemme fino all’ascesa al cielo. Qual è il metodo di Benedetto XVI?



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