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PAPA/ Stefano Alberto: Benedetto porta l’umanità di Cristo davanti ai nostri occhi

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Benedetto XVI (Imagoeconomica)  Benedetto XVI (Imagoeconomica)

Una grande cura nel precisare e nel correggere, dove occorre, i risultati dell’esegesi, avendo sempre davanti la natura storica degli avvenimenti descritti, a partire da quello centrale della Resurrezione. Tutto ruota intorno ad essa, perché senza l’evento assolutamente unico e originale della Resurrezione non c’è il cristianesimo. Colpisce soprattutto la potente e organica unità della figura di Cristo, vero Dio e vero uomo. Sono commoventi le pagine dove questa umanità di Cristo e questo suo essere Figlio del Padre vengono portate con grande partecipazione davanti ai nostri occhi, davanti alla nostra ragione e alla nostra libertà.

 

La lettura di un libro come questo serve più alla fede o all’intelligenza?

 

Serve alla ragionevolezza della fede. La fede in Cristo non è un sentimento né uno sforzo volontaristico, ma è la grazia dell’incontro con una Presenza viva, il riconoscimento di una Presenza reale. In questo lavoro il Papa condensa secondo me in maniera mirabile la prima preoccupazione del suo pontificato: il fatto che la fede illumina la ragione e la ragione dà fondamento storico e reale alla fede. In moltissime pagine è un libro che coinvolge alla radice non solo il credente, ma ogni uomo che prenda sul serio le domande ultime della vita. Che cosa vuol dire che siamo salvati? Cosa vuol dire che Cristo si fa carico con la croce di tutto il male del mondo e di ogni uomo? Sono domande che chiunque non abbia già chiuso l’orizzonte del suo cammino, deve ascoltare. In questo senso la lettura richiede la «cordialità» di immedesimarsi nel percorso che il Papa propone, passo dopo passo.

 

Lei questa sera presenterà il libro insieme a Rainer Riesner, esegeta protestante della Scuola di Tubinga. Può anticipare qualcosa?

 

C’è un aspetto mi ha colpito fin dalla prima lettura. È un punto che Benedetto XVI aveva già richiamato programmaticamente nell’introduzione del primo volume, e sul quale anche Luigi Giussani insisteva molto: la necessità di guardare la persona di Cristo a partire dalla sua comunione col Padre. L’esplicitarsi di questa obbedienza fino al sacrificio supremo, fino alla resurrezione e all’ascensione dove Cristo siede alla destra del Padre, cioè al senso e alla radice ultima della realtà, mi pare di poter dire che sia il filo rosso che attraversa tutta l’opera.

 

Se dovesse segnalare, tra le tante possibili, le pagine che per la loro bellezza l’hanno colpita di più?

 

La parte sulla Resurrezione: è semplicemente straordinaria. 



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