BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

150 ANNI/ Così la sinistra ha usato il Risorgimento contro l'Italia

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Sul dovere dell’educazione dei cittadini/fedeli prevalse la preoccupazione del controllo. Dai sacri palazzi si rese tardiva, lenta e parziale la riconciliazione con i valori universali dello stato di diritto, dell’indipendenza nazionale, della cittadinanza. Furono invece proprio questi ultimi i tratti salienti del liberalismo fiorito tra le due sponde dell’Atlantico. Lì, tra la costituzione francese, quella americana e le varianti nei diversi paesi europei dal Congresso di Vienna in avanti, ebbe origine e prese forma quel mondo moderno che mi pare corretto identificare nell’Europa, nella civiltà cristiana e nel suo principio della dignitas hominis.

 

Dell’espansione del cristianesimo a Erasmo e Voltaire fino ad oggi, Roberto Vivarelli ci ha dato un quadro esemplare nel saggio I caratteri dell’età contemporanea (Il Mulino, Bologna 2005). Nella prassi politica, cioè nell’azione di governo, il liberalismo non ebbe lo stesso rango e livello che nella teoria. Ma né le reviviscenze neo-borboniche né lamentazioni e deplorazioni del vecchio mondo cattolico (forse è meglio dire clericale) né le critiche della storiografia marxista (comunista) hanno potuto contestare il quadro che dell’Italia unita ci ha offerto Rosario Romeo, quando ha inquadrato il sottosviluppo meridionale così come il carattere pedagogico (cioè autoritario) con cui venne a lungo declinato il rapporto Stato-cittadini nella prospettiva dell’accumulazione capitalistica per l’industrializzazione e del rafforzamento dello Stato appena nato e quindi da più lati vulnerabile.

 

Il problema storiografico più importante però è capire come mai il ceto politico liberale che aveva partecipato al Risorgimento, sia passato, con pochissime eccezioni (penso a Giustino Fortunato, per fare un esempio), al fascismo. Con la sua cultura non avevano nulla o ben poco a che fare Sonnino quanto Salandra, Crispi quanto  Giolitti. E per stroncare rivolte e mettere a tacere oppositori e sovversivi (tale fu considerato fino all’ultimo lo stesso Giuseppe Mazzini) non si servirono di milizie private o di squadracce d’azione, come fecero i seguaci di Mussolini, ma dei corpi dello Stato, in nome (che era anche uno schermo) dell’interesse nazionale.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
16/03/2011 - 150 anni di progresso (francesco taddei)

Sì tutto giusto! però ci si dimentica che unita l'italia ha fatto di più di quanto facevano gli italici da soli. Oggi viene garantito uno stato sociale, un progresso economico-industriale, un'alfabetizzazione, un'accoglienza per gli immigrati, un certo benessere e anche vantaggi per la Chiesa. Trovo da sciacalli sparare a zero sull'unità d'Italia (andate a vedere come si sono unificate la Spagna la Francia e la Gran Bretagna: proprio come noi, con una monarchia che avanza e comanda) senza riconoscerne i meriti. Tutte le tare e i difetti della burocrazia di oggi sono un altro discorso.