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150 ANNI/ Così la sinistra ha usato il Risorgimento contro l'Italia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Alla fine il fascismo ha imposto al Risorgimento la sua caratura. L’idea di nazione è stata trasformata in nazionalismo. L’idea del “primato morale e civile degli italiani” è stata trasformata in diritto al colonialismo e all’imperialismo, coinvolgendo in questa logica infame anche l’emigrazione che nasceva da un bisogno, quello di sfuggire alla miseria in patria. Attraverso la scuola, i musei, l’edilizia celebrativa, la mobilitazione di un passato magniloquente in funzione del presente, la centralità di Roma, il fascismo prosegue, e si illude di completare, la retorica del Risorgimento sulle origini di esso. È quello che viene chiamata l’invenzione della tradizione.

 

In questo modo si è retrodatato di secoli, facendola risalire a Dante, Petrarca, Machiavelli ecc. la domanda (e la condizione) di unità. Essa è stata invece un valore limitato. Ha coinvolto piccoli gruppi ed élites, pezzi di gruppi dirigenti che invece il fascismo, proseguendo sulla strada della falsificazione della storia e della creazione di miti dei governi postunitari, ha enfatizzato, come se dietro Cavour, Mazzini, Garibaldi ci fossero grandi masse, anzi un intero popolo. Non fu così. L’unità d’Italia fu una costruzione retorica, frutto di un’euforia e tenacia propagandistica ad ampio raggio. Ci si servì di ogni ordine e grado dell’istruzione, dell’addestramento militare, delle feste nazionali, delle ricorrenze per popolarizzare un evento che di popolare ebbe assai poco.

 

La realtà è che per un paese diverso e diviso, nelle tradizioni e nelle culture,la scelta più opportuna sarebbe stata non l’unità, ma il federalismo, un sistema di grandi autonomie per sperimentare nel lungo periodo un altro percorso. Invece del federalismo (Cattaneo fu un vinto del Risorgimento) come collante abbiamo avuto il centralismo e la burocrazia, gli alti comandi militari, la diplomazia ecc. tutta di estrazione piemontese. Ecco perché mi pare difficile dare torto alla cautela, alla sobrietà, al rifiuto di ogni enfatizzazione del passato ad opera della Lega.

 

La Resistenza solo da sprovveduti cantori di partito può essere evocata come Secondo Risorgimento (il termine venne inventato dalla Dc e osteggiato dalle sinistre all’inizio degli anni Cinquanta). Si è arrivati ad abusi come quello di intitolare a eroi del Risorgimento (Pellico, Pisacane, Garibaldi, Mazzini ecc.) brigate partigiane dominate da comunisti disciplinatissimi nell’obbedienza a Mosca. Esse avevano in testa la missione di abbattere il regime fascista, non di continuare l’opera del Risorgimento. L’obiettivo era di “fare come in Russia”, aprendo la strada alla rivoluzione socialista. Insomma sostituire una dittatura di destra con una dittatura di sinistra.



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COMMENTI
16/03/2011 - 150 anni di progresso (francesco taddei)

Sì tutto giusto! però ci si dimentica che unita l'italia ha fatto di più di quanto facevano gli italici da soli. Oggi viene garantito uno stato sociale, un progresso economico-industriale, un'alfabetizzazione, un'accoglienza per gli immigrati, un certo benessere e anche vantaggi per la Chiesa. Trovo da sciacalli sparare a zero sull'unità d'Italia (andate a vedere come si sono unificate la Spagna la Francia e la Gran Bretagna: proprio come noi, con una monarchia che avanza e comanda) senza riconoscerne i meriti. Tutte le tare e i difetti della burocrazia di oggi sono un altro discorso.