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GIAPPONE/ Il dramma e la sconfitta tragica della nostra presunzione

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Foto: Ansa  Foto: Ansa

Di fronte alle terribili immagini che in questi giorni arrivavano dal Giappone, non sono riuscito a sottrarmi a una riflessione. Il primo giorno, quello dello tsunami provocato dal catastrofico terremoto, mi ha colpito il senso estremo di fragilità che restituivano quelle immagini. Quella massa di acqua nera che portava via tutto.

 

Le cose umane, le barche, le strade, le case, le autovetture, apparivano del tutto irrilevanti: fuscelli, granelli di polvere di fronte alla forza immensa e cieca della natura. Chi non ha provato il senso di finitezza guardando quelle navi triturate nei gorghi, quelle case che si scioglievano sotto la massa d’acqua e venivano portate via come fossero giocattoli di bambini dentro un ruscello mostruoso per proporzioni e colori. E poi la consapevolezza che lì c’erano degli uomini e delle donne, migliaia. Il senso della fragilità e della finitezza che colpiva il cuore di una società ipertecnologica e iperorganizzata, probabilmente la più tecnologica del mondo e la più preparata a questo tipo di eventi. Sembrava che l’unica barriera che l’uomo può opporre alla propria finitudine fosse il senso della dignità personale, l’autocontrollo e la solidarietà di fronte ad una natura che appare indifferente al destino umano.

 

Il giorno dopo lo tsunami ecco lo shock nucleare che invece parlava del delirio di onnipotenza che stava dietro la decisione folle di seminare 55 reattori nucleari nel Paese più sismico del mondo. Come se dietro quella decisione umana e politica si rivelasse questa follia che non riesco a definire se non come delirio di onnipotenza. Ecco, bisognerebbe ragionare su questo contrasto tra la fragilità di fronte alla natura e il senso di onnipotenza di chi crede di poter dominare la natura attraverso la tecnica. Perché proprio lì mi è sembrato di cogliere una drammaticissima metafora di quello che è il nostro mondo, la nostra contemporaneità. È toccato al Giappone fare da testimone a quella che è una condizione tragica del nostro presente. Abbiamo costruito con la nostra presunzione, le nostre mani e attraverso la nostra tecnica un pianeta fragilissimo. Questo pianeta nel quale le interdipendenze ci rendono vulnerabili a qualunque evento avvenga in qualunque punto del pianeta.



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COMMENTI
29/03/2011 - fragilità (luisella martin)

Appoggiati ad una zattera sferica la cui stiva ribolle percorriamo una traiettoria ellittica sempre uguale in cui cambia, però, lo sfondo...E ci sembra di essere al sicuro! Non é solo il Giappone, e non é solo Chernobyl...Sono tante le catastrofi ecologiche, ma non le ricordiamo, convinti come siamo di poter vincere tutto magari con l'aiuto di Dio. Non credo, come ha scritto una lettrice nel commento, che l'uomo sia stato fatto per dominare sugli altri esseri viventi e sulle forze della natura, penso piuttosto che l'uomo sia stato fatto per amare tutte le cose e per capirle. Adesso le abbiamo capite le forze fondamentali della natura e perciò non abbiamo scusanti. Grazie per l'articolo, vorrei che diventasse il manifesto di un movimento mondiale politico.

 
20/03/2011 - Finalmente (Mariano Belli)

Dopo tanti articoli e commenti su questo sito sfacciatamente e ciecamente favorevoli ad una tecnologia che tanti danni ha procurato all'umanità (e procurerà per secoli, perchè Chernobyl, e le varie scorie, sono tutte ancora radioattive e pericolosissime : e chi non lo sa, si informi), finalmente leggo parole piene di buonsenso. Era ora.

 
18/03/2011 - Grazie Revelli (riccardo bonacina)

Finalmente delle paroile sensate che almeno stanno di fronte a ciò che è succeso senza ridurre tutto alla bottega mercantile o politica

 
18/03/2011 - Dramma (Paola Felizia)

Il pianeta Terra non è fragile: ha un forza devastante che è in grado di spazzare via in un attimo le cose umane. È stato creato così il pianeta Terra, tutta la storia lo testimonia. E l'uomo vive per soggiogarlo. È stato creato così l'uomo, per dominare sugli esseri viventi e sulle forze della natura. Tutta la storia lo testimonia. La presunzione dell'uomo sta nella pretesa affrontare questa sfida senza e contro Chi gliel'ha posta innanzi.