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GIAPPONE/ Il dramma e la sconfitta tragica della nostra presunzione

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Mai come oggi il pianeta è stato tanto fragile e noi, uomini, mai così tanto presuntuosi. Fragile dal punto di vista fisico, dal punto di vista dell’economia che abbiamo costruito. Fragile per la distruttività delle armi che abbiamo prodotto. Fragile per le immense ingiustizie che abbiamo disseminato, per le disuguaglianze vertiginose. E dentro a questo pianeta fragile i nostri deliri di onnipotenza continuano e paiono senza freni. L’idea folle di poter sfidare ogni limite, di poter protrarre all’infinito una crescita che non è più possibile, il pretendere di dominare questa natura che appena si scuote anche solo nella sua superficie ci schiaccia. E tuttavia continuiamo a sentirci signori dell’universo! Ecco in questo contrasto tra fragilità e senso di onnipotenza io vedo l’estremo pericolo che noi corriamo, tutti. Non lo so se la tragedia del Giappone riuscirà a farci risvegliare. Se almeno da questa catastrofe possa nascere un sussulto di consapevolezza. La consapevolezza di essersi spinti sulla strada sbagliata. O se si continuerà in questa subalternità all’effimero della cronaca per cui si è pronti ad archiviare anche le cose più terribili se si intravede la possibilità che la normalità mercantile possa ripartire.

 

Il mio invito è a riflettere e a lavorare sulla consapevolezza della nostra finitudine che non può essere riscattata con la potenza tecnologica. Il Giappone non è Chernobyl e ci racconta un’altra storia, ci fa un altro invito. Non siamo all’errore umano, non siamo alla tecnologia decotta. Siamo nel punto più alto di eccellenza tecnologica e organizzativa. E tuttavia anche lì questa fallacia umana ha aperto la strada ad una catastrofe. Io credo che dal punto di vista del significato sia peggio di Chernobyl: comunque vadano le cose nelle centrali nucleari, la catastrofe giapponese ci dice che siamo vulnerabili laddove crediamo di esser più forti. E questo dovrebbe farci riflettere. E farci riconoscere che c’è una dimensione dell’uomo che non può essere travalicata.

 

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COMMENTI
29/03/2011 - fragilità (luisella martin)

Appoggiati ad una zattera sferica la cui stiva ribolle percorriamo una traiettoria ellittica sempre uguale in cui cambia, però, lo sfondo...E ci sembra di essere al sicuro! Non é solo il Giappone, e non é solo Chernobyl...Sono tante le catastrofi ecologiche, ma non le ricordiamo, convinti come siamo di poter vincere tutto magari con l'aiuto di Dio. Non credo, come ha scritto una lettrice nel commento, che l'uomo sia stato fatto per dominare sugli altri esseri viventi e sulle forze della natura, penso piuttosto che l'uomo sia stato fatto per amare tutte le cose e per capirle. Adesso le abbiamo capite le forze fondamentali della natura e perciò non abbiamo scusanti. Grazie per l'articolo, vorrei che diventasse il manifesto di un movimento mondiale politico.

 
20/03/2011 - Finalmente (Mariano Belli)

Dopo tanti articoli e commenti su questo sito sfacciatamente e ciecamente favorevoli ad una tecnologia che tanti danni ha procurato all'umanità (e procurerà per secoli, perchè Chernobyl, e le varie scorie, sono tutte ancora radioattive e pericolosissime : e chi non lo sa, si informi), finalmente leggo parole piene di buonsenso. Era ora.

 
18/03/2011 - Grazie Revelli (riccardo bonacina)

Finalmente delle paroile sensate che almeno stanno di fronte a ciò che è succeso senza ridurre tutto alla bottega mercantile o politica

 
18/03/2011 - Dramma (Paola Felizia)

Il pianeta Terra non è fragile: ha un forza devastante che è in grado di spazzare via in un attimo le cose umane. È stato creato così il pianeta Terra, tutta la storia lo testimonia. E l'uomo vive per soggiogarlo. È stato creato così l'uomo, per dominare sugli esseri viventi e sulle forze della natura. Tutta la storia lo testimonia. La presunzione dell'uomo sta nella pretesa affrontare questa sfida senza e contro Chi gliel'ha posta innanzi.