BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ La Russia e quell'ansia di libertà che sopravvive al deserto morale

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Costantemente. Detesto la demagogia giovanilistica, ma a chi, se non ai ragazzi, dire quello si è visto, vissuto, capito, intuito? E poi sono fortunata: per la maggior parte ho studenti desiderosi di sapere, e il tempo delle  lezioni non è sufficiente per rispondere a tutte le domande, anche solo quelle degli sguardi.

 

Il registro dominante del suo libro, lo hanno scritto tutti i suoi recensori, è quello dell’ironia. Come è riuscita a conciliare l’ironia con le tragiche vicende sovietiche?

 

Da quando, una volta, 44 anni fa, mi venne intimato (in metrò): “È vietato ridere!”, capii che se non volevo restare impigliata nella ragnatela della paura, Signora delle menti nei regimi autoritari, non dovevo sacrificare neppure la mia costituzionale allegria agli austeri bacchettoni di regime, al Codice di Comportamento dei Costruttori del Comunismo. Certo, non si vedevano risate, per strada, nella grigia Mosca degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta. E davvero non c'era voglia, motivo di ridere. C'era invece, in particolari occasioni istituzionali, lo spettacolo di un'esultanza fittizia, ostentata. Come molti amici che la Russia mi ha regalato, io mi ostinavo a difendere il diritto all'ironia contro il gaudio e il tripudio imposti, organizzati. Il Grande Inquisitore dostoevskiano disse a Cristo, prefigurando con una lucidità sconvolgente la Russia a venire: “La nostra ira li farà trepidare pavidi, le loro menti si faranno timorose, i loro occhi facili alle lacrime come quelli dei bambini e delle donne, ma a un nostro cenno passeranno con altrettanta facilità all’allegria e al riso, a una gioia radiosa, alla giuliva canzoncina infantile. Certo, li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro organizzeremo la loro vita come un gioco, con canzoni e cori da bambini, danze innocenti...”. E ancora: i rapporti tra ironia e tragedia sono molto più complessi di quanto può sembrare a prima vista; penso a Dostoevskij, a Gogol' - non per paragonarmi a loro, Dio me ne guardi... Il sistema sovietico era un grande generatore di assurdo, di illogicità, di nonsenso - anche nelle piccole ma infinite peripezie della sopravvivenza quotidiana.

 

A Mosca, a Mosca! è scritto in prima persona, e la protagonista narratrice è Serena Vitale, Serenochka per gli amici russi. Eppure lei sostiene che non sia una autobiografia. Dunque che cos’è? Cosa è inventato nella sua opera e cosa è invece restituito fedelmente?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >