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GIUSTIZIA/ Chi è il giudice nell'epoca dei diritti-desiderio?

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2. Il problema della proliferazione dei diritti - Tale concezione ha generato un’enorme proliferazione di diritti (si è parlato persino di un “diritto al tatuaggio”) e pertanto non stupisce che si sia posto il problema di una loro limitazione. Ciò è stato del resto imposto dalla realtà delle cose: ogni diritto ha un costo per la società, in termini di risorse necessarie per la sua attuazione e per la sua tutela nonché in termini di sacrificio di altri interessi con esso confliggenti. Ad esempio: se io affermo come mio diritto un certo trattamento estetico, perché giustificato dall’esigenza di essere me stesso in un armonico rapporto con il mio corpo, e se il diritto alla salute deve essere garantito dallo Stato, non potrò non affermare un mio diritto verso lo Stato ad ottenere tale trattamento. 

E ancora: se io affermo il mio diritto a guidare la moto senza casco, come diritto a muovermi come voglio, anche a costo, nel caso di incidente stradale, di subire gravi lesioni o di mettere a repentaglio la mia stessa vita, affermo la preminenza di tale mio desiderio sull’interesse dello Stato a prevenire le ingenti spese sanitarie connesse agli incidenti stradali e sull’interesse che altri hanno all’adempimento dei miei doveri, in quanto membro di una comunità di persone legate da reciproci rapporti di solidarietà.
Di fronte alla proliferazione dei diritti fondamentali ed all’esigenza di porre dei limiti a tale proliferazione, una prima constatazione si impone: se la fonte dei diritti è il desiderio soggettivo in quanto tale, ogni diritto ha pari dignità, perché ogni desiderio si giustifica per il solo fatto di essere affermato. In altri termini: se il personale sentimento di giustizia diventa l’unico criterio selettivo dell’interesse che pretende di essere riconosciuto come “diritto”, è vano porre il problema dell’abnorme proliferazione dei diritti.
Ancora un esempio: anche un diritto apparentemente eccentrico come potrebbe essere il diritto al tatuaggio può essere in realtà fondamentale, perché in riferimento al soggetto può essere “veicolo del mistero”, come nella suggestiva novella della O’Connor La schiena di Parker, in cui il protagonista si fa tatuare il volto di Cristo sulla schiena. Come è dunque possibile dire, in quest’ottica, che il diritto al tatuaggio è un’inutile futilità?



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COMMENTI
24/03/2011 - controriforma (Gianmario Gatti)

1) Interessante che dei magistrati spieghino queste cose, ma più interessante sarebbe che lo facessero attraverso sentenze significative né romantiche né classiche ma semplicemente vere, cioè corrispondenti alla realtà delle cose nel paragone con la ragione, quando anche la legge non fosse “ordinatio rationis…” 2) se è vero che ci sono per così dire due correnti, romantica e classica, perché alla gente comune sembra che tutti i magistrati siano romantici? O non è vero e ciò sembra solo per una pressione dei mass media? 3) è necessario un bilanciamento tra il potere giudiziario e il potere legislativo oggi del tutto spostato sul potere giudiziario: pertanto occorre una controriforma della giustizia da parte del potere politico.