BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GIUSTIZIA/ Chi è il giudice nell'epoca dei diritti-desiderio?

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

3. Il giudice come tutore dei diritti: giudice classico e giudice romantico - La forma ed il ruolo assunto nell’esperienza giuridica dai diritti fondamentali porta con sé un ulteriore problema: quello del ruolo del giudice.
Infatti esiste una parte di giuristi, secondo cui il ruolo del giudice è essenzialmente quello di essere tutore dei diritti riconosciuti dalla Costituzione. Questa posizione ha condizionato la stessa psicologia di molti giudici, cioè la forma del loro approccio al caso da decidere ed alla norma da applicare. Si è così affermato un tipo di giudice che non avverte più come dato fondante del suo ruolo innanzitutto il vincolo di soggezione alla legge, ma che si concepisce come investito di una funzione di garante dei diritti fondamentali, spesso selezionati secondo sentimenti di giustizia molto soggettivi, che quindi possono variare notevolmente da giudice a giudice.
In questo contesto si coglie l’utilità di ritornare a riflettere e ad attualizzare quella distinzione tra giudice classico e giudice romantico posta in risalto da Mary Ann Glendon: “Con la fine degli anni sessanta un ideale nuovo e molto romantico di giudice aveva iniziato a prendere forma. In elogi, tributi, articoli giuridici su riviste di settore e sulla stampa, i giudici iniziarono ad essere lodati per qualità che tempo addietro sarebbero state considerate problematiche: compassione in luogo di imparzialità, audacia in luogo di moderazione, creatività in luogo di padronanza del mestiere e attenzione agli esiti del caso concreto senza riguardo all’effetto prodotto sul sistema giuridico nel suo complesso. Negli anni novanta Douglas si sarebbe sicuramente crogiolato nel cosiddetto Greenhouse Effect, un termine (..) che indica la calda e reciproca intesa tra giornalisti attivisti e giudici che incontrano la loro approvazione” .
È chiaro che il recupero della vecchia distinzione tra “classico” e “romantico” ha bisogno di precisazioni, per non divenire una formula imprecisamente evocativa di uno scarto, solo intuitivamente avvertito, tra due “stili” di giurisdizione.
L’aggettivo “romantico” può essere più facilmente declinato giuridicamente come modello in cui viene assegnata prevalenza all’individuale “sentimento di giustizia” e al ruolo del giudice come garante di diritti espressione di tale sentimento: più in generale, romantico è il giurista che scopre i valori ed i contenuti sottesi al diritto, non riducibile al suo mero formalismo, quale affermato almeno nella sua prima fase dal positivismo giuridico.
Meno perspicua è invece la declinazione giuridica dell’aggettivo “classico”. Già negli anni ottanta un grande studioso francese, Michel Villey - studioso molto controverso per le sue tesi controcorrente che però sembrano rivelarsi oggi incredibilmente profetiche -, aveva affermato che “poiché il diritto è proporzione, to analogondiceva Aristotele, aequum i Latini -, il giudice proporziona le cose alle persone ...[in quanto] la misura dei diritti deve essere fatta tenendo conto di tutti i fattori del problema”.
Ma cosa vuol dire tenere conto della totalità dei fattori per il giurista? Cosa significa dire che seguire acriticamente il proprio sentimento di giustizia rischia di trasformare in diritto ogni interesse e porta a perdere una visione globale?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
24/03/2011 - controriforma (Gianmario Gatti)

1) Interessante che dei magistrati spieghino queste cose, ma più interessante sarebbe che lo facessero attraverso sentenze significative né romantiche né classiche ma semplicemente vere, cioè corrispondenti alla realtà delle cose nel paragone con la ragione, quando anche la legge non fosse “ordinatio rationis…” 2) se è vero che ci sono per così dire due correnti, romantica e classica, perché alla gente comune sembra che tutti i magistrati siano romantici? O non è vero e ciò sembra solo per una pressione dei mass media? 3) è necessario un bilanciamento tra il potere giudiziario e il potere legislativo oggi del tutto spostato sul potere giudiziario: pertanto occorre una controriforma della giustizia da parte del potere politico.