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LETTURE/ Cosa c'entrano la Fiat e Fiom con il povero Oscar Wilde?

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Un angolo di Belfast, in Irlanda (Imagoeconomica)  Un angolo di Belfast, in Irlanda (Imagoeconomica)

Se qualcuno concepisse l’ardito (e insano?) proposito di stilare una speciale classifica dei protagonisti della letteratura in lingua inglese che vengono quotidianamente evocati (più o meno accuratamente) sui più diversi media a sostegno o corredo di ragionamenti extra-letterari, ci sarebbe sicuramente chi arriccerebbe il naso non senza ragione, giudicandola una mission impossible nella più tomcruisiana accezione dell’espressione o, più impietosamente, una useless enterprise, come ebbe a dire il celebrato storico inglese Edward Gibbon (1737-1794) della conquista della Sardegna da parte del grande generale bizantino Belisario nel 534 d.C.
Se è vero che tale classifica pare di improbabile fattibilità (è meglio così?), è però anche vero che, con buona pace di Gibbon e volgendoci a un meno epico orizzonte, ogni singolo lettore potrebbe produrne una versione forse non del tutto statisticamente affidabile, ma sicuramente vissuta in quanto frutto della sua percezione individuale di fruitore massmediale. Nella personale graduatoria di chi scrive (e che forse potrebbe risultare facilmente condivisibile), emergono sicuramente non solo l’inattaccabile primato del Bardo di Stratford-upon-Avon (Shakespeare, of course), ma anche la sicura presenza di Oscar Wilde (1854-1900) tra i piazzamenti da podio.
È una posizione, quella di Wilde, che ha trovato ulteriore conferma per effetto di alcuni recenti e significativi riferimenti ad hoc all’autore del cinemassacrato The Picture of Dorian Gray (1890) - riferimenti, questi, formulati in contesti assai diversi: in ordine di apparizione, l’intervento di una relatrice nel corso della presentazione di un importante volume di un autorevole ecclesiastico, l’opinione di un notista politico sul referendum Fiat, il breve (auto?)profilo di uno dei contributors di Style (mensile del Corriere della Sera). Tutti meritano, in rapida e sintetica sequenza, qualche spunto di riflessione, doverosamente ispirata dal più profondo rispetto per i Citanti, ma anche - altrettanto doverosamente - per il Citato (pezze giustificative meno reticenti e più dettagliate sono ovviamente a disposizione degli eventuali interessati...).
Primo spunto. La relatrice apre il suo intervento menzionando quella che parrebbe una precisa circostanza biografica: “quando veniva chiesto a Oscar Wilde di presentare testi o volumi di autori a lui contemporanei, [egli] usava premettere di non avere voluto leggere il testo per non correre il rischio di essere influenzato dalla tesi dell’autore”; in realtà, il folgorante I never read a book I must review; it prejudices you so (“non leggo mai un libro che devo recensire; leggerlo predispone assai negativamente nei suo confronti”) che ne pare la fonte più attendibile viene comunemente considerato da John Maxwell Hamilton “un’affermazione famosa ma di varia e incerta attribuzione” - come dimostra, ad esempio, la scelta di Paul Hoffman di considerarla frutto dell’arguzia dello scrittore ed ecclesiastico inglese Sydney Smith (1771-1845).



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