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ARTE/ Scolpire per inseguire il desiderio: il caso di Giacometti, artista "mancato"

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Alberto Giacometti, Femme de Venice (particolare)  Alberto Giacometti, Femme de Venice (particolare)

La mostra aperta al nuovo Museo di Gallarate e curata da un grande conoscitore dell’artista come Michael Pepiatt, ha il limite di essersi data una chiave troppo larga (“L’anima del 900”: vuol dire tutto e niente) e non aver rischiato un percorso magari più parziale, ma con qualche elemento di novità. Oltretutto l’aver mischiato le opere senza seguire una cronologia non aiuta neanche ad avere un buona comprensione a livello “didattico” di un gigante come Giacometti. Precisato questo, sono molti i motivi per cui una mostra come questa non va persa. Innanzitutto non mancano alcuni pezzi straordinari; ci sono passaggi emozionanti come la sfilata delle teste del padre degli anni 30, o l’ultima testa di Lothar. In particolare non fatevi sfuggire quel Ritratto (dipinto) del dottor Corbetta, in cui un’affettuosità verso la persona (era il medico condotto del paese di Giacometti, Stampa in val Bondasca), si unisce alla fissità così tesa dello sguardo. È un ritratto che colpisce per quella sua trasparenza, per quella specie di chiarità di orizzonte che lo contrassegna. Il che dimostra come Giacometti si muovesse non per documentare un vuoto interiore ma il suo contrario, cioè una pienezza desiderate e cercata.

Alberto Giacometti – L’anima del 900

Gallarate, Maga

Sino al 5 giugno

Catalogo Electa



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