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PAPA/ Con "Gesù di Nazareth" Benedetto XVI difende la fede del popolo di Dio

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Benedetto XVI (Ansa)  Benedetto XVI (Ansa)

San Paolo poteva dire: Non conosco altro che Cristo e questi crocefisso (Cfr. 1Cor 2,2). È comprensibile dunque perché Benedetto XVI abbia voluto dedicare un intero volume a queste ore decisive. L’intento è sicuramente analogo a quello che abbiamo trovato già espresso nella prima parte dell’opera pubblicata nel 2007: mostrare che il Gesù della fede e quello della storia non sono due persone diverse, come invece si è voluto fare da parte di molti esegeti, soprattutto durante il secolo passato. Il Gesù che la fede, cioè la tradizione della Chiesa, ci ha trasmesso, non è un personaggio inventato, il frutto di un sentimento irrazionale che non sa rivolgersi ai fatti. Egli è veramente esistito e di lui abbiamo tante testimonianze quasi contemporanee alla sua stessa esistenza, scritte per trasmettere gli eventi della sua vita, ma anche il contenuto salvifico che essi portavano agli uomini. In questo modo fede e storia non si escludono, ma si integrano e si spiegano a vicenda.

 

L’opera di Benedetto XVI su Gesù di Nazareth si pone quindi come frutto di un lungo lavoro esegetico, che non dimentica né le antiche, ma pur sempre vive, letture dei Padri, né il travaglio del metodo storico-critico o delle più recenti teorie sulle strutture letterarie. Seguendo l’esegesi del Papa che, tra l’altro, con quest’opera non intende porre un atto magisteriale, ritroviamo le varie tappe che la lettura critica e meditativa della Scrittura ha percorso in duemila anni di storia ecclesiale. Siamo ora a un punto di svolta, ad un momento nuovo ed estremamente semplice. Un momento che intende unire la sapienza degli antichi padri all’acutezza critica dell’esegesi moderna. Un’opera che ha a cuore soprattutto la fede del popolo di Dio, che vuole alimentare e difendere e da cui trae le certezze fondamentali, i punti di guida per la propria ricerca.

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COMMENTI
03/03/2011 - Il nuovo libro del Papa (Carla D'Agostino Ungaretti)

Lo stile di scrittura di Benedetto XVI è insieme semplice, profondo ed estremamente accattivante. Posso ben dirlo io che ho letto tutto ciò che di suo è stato tradotto in italiano, a cominciare dalla quella meravigliosa "Introduzione al Cristianesimo" che ho letto due volte di seguito senza provare mai un attimo di noia, ma solo consolazione. Ed è straordinaria l'umiltà di questo Papa che si preoccupa di precisare, nel primo libro su Gesù, che non sta scrivendo "ex cathedra", perciò chi non è d'accordo con lui può tranquillamente contraddirlo. Come si fa a non amare un Pastore così, che ci dà una tale lezione in un mondo come il nostro pieno di parolai che si parlano addosso senza dire nulla di serio? Non vedo l'ora di avere il suo nuovo libro tra le mani.

 
03/03/2011 - Grazie di cuore al Papa difensore (claudia mazzola)

In quante forme Cristo si fa presente... Proprio ora abbiamo seppellito 48 bambini abortiti, mentre pregavamo si è avvicinato a noi l'uomo della ruspa, si è fatto il segno della croce e ha detto con noi l'Ave Maria. Come dice san Paolo "Non conosco altro che Cristo e questi crocefisso".