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GIUSTIZIA/ Perché i diritti-desiderio promettono l’infinito, ma lo tradiscono?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

8. Recuperare la categoria del diritto come rapporto - Per rispondere a queste nuova provocazione della realtà, quella dei diritti-desiderio, bisogna recuperare il vero contenuto della categoria di “diritto” e quindi della giuridicità, comprendendo che il “diritto” dei fautori dei cosiddetti diritti fondamentali non è più lo jus della tradizione occidentale, che è essenzialmente regolamentazione di un rapporto (il suum cuique tribuere).
È solo recuperando l’idea del diritto come rapporto che si svela l’astrattezza e quindi il carattere ideologico della logica dei diritti, dimostrando l’irrazionalità e l'insostenibilità di certi pretesi diritti fondamentali individuali che, per definizione, non possono riguardare solo il loro titolare, ma riguardano la trama dei rapporti nei quali il titolare del diritto è inserito. La vera battaglia culturale non si gioca dunque sul piano del catalogo dei diritti, ma sulla concezione di diritto che si vuole affermare, cioè su ciò che è giuridico e su ciò che invece non assume rilevanza quale oggetto di discussione giuridica.
È quindi un lavoro nuovo che si apre rispetto ad ogni diritto fondamentale: quello cioè di capire se l’interesse che esso sottende assume una rilevanza tale da giustificare una sua attrazione nella sfera della “giuridicità”, cioè nella dimensione relativa alla ripartizione proporzionata di beni esteriori all’interno di un gruppo socialmente organizzato, dimensione che non è sovrapponibile interamente né a quella della morale né a quella della politica.
Come esempio possiamo immediatamente evocare il problema che si è recentemente posto rispetto all’esibizione del crocifisso, come violazione del diritto a non professare alcun credo religioso. Un modo responsabile e libero di affrontare simili questioni è quello che approfondisca tutti i livelli implicati dalle decisioni in questa materia. Occorre verificare quali sono le posizioni giuridiche elementari che compongono il diritto che si ritiene violato e se queste siano davvero compromesse dal comportamento che si lamenta essere stato perpetrato in violazione di quel diritto; quali siano le posizioni giuridiche passive correlate all’affermazione di un tale diritto; quali siano gli eventuali ulteriori diritti sacrificati dall’affermazione di quello; se sussista proporzione tra diritto affermato e altri diritti sacrificati dalle posizioni giuridiche passive implicitamente imposte con l’affermazione del primo.
Si tratta di un’indicazione metodologica, di analisi delle decisioni e di verifica delle stesse, che consentirebbe probabilmente di svelare se ci troviamo di fronte a decisioni motivate a ritroso, quelle più esposte al rischio di contaminazioni ideologiche, in quanto fondate su una conclusione già precostituita, a partire dalla quale, spesso senza particolari preoccupazioni di coerenza, si procede ad una raccolta di argomenti che, anche per vie diverse o tra loro contraddittorie, possano sostenerla. (2 - continua)



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COMMENTI
31/03/2011 - Buchenwald (Gianmario Gatti)

Bellissimo articolo, solo citerei al posto di "suum cuique tribuere", "unicuique suum" di san Tommaso "ciò che è già suo" e che l'ordinamente riconosce, perchè "suum cuique tribuere", compariva all'entrata del campo di concentramento di Buchenwald "jedem das seine". Appunto. Cordialità.