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GIORNALI/ E alla fine Ruby "ispirò" la nuova riforma della giustizia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Una volta degradata l’indagine penale alla stregua di una forma invincibile e indiscriminata di acquisizione di notizie (“libertà d’informarsi”) e di divulgazione dei relativi documenti (“libertà d’informare”), si dimostrano particolarmente significative le relative implicazioni sui piani della divisione dei poteri e delle garanzie parlamentari.

 

Quanto alla separazione dei poteri, si completa per tale via la sostituzione del circuito politico-rappresentativo tradizionalmente disposto dal sistema costituzionale, nel senso che è portata alle estreme conseguenze la surrogazione degli attori coinvolti nel collegamento fra corpo sociale e apparati istituzionali, già avviata con l’indagine giudiziaria di “Mani pulite”.

 

Nel tradizionale modello di governo parlamentare, infatti, detto collegamento era riservato in via istituzionale e permanente soprattutto ai partiti politici, chiamati a evidenziare le diverse richieste sociali, formare l’opinione pubblica e trasferire i relativi interessi negli organi statali. Nel circuito politico-rappresentativo sviluppatosi a seguito della “rivoluzione” giudiziaria di Tangentopoli, per contro, il collegamento ordinario fra corpo sociale, partiti politici e Parlamento è stato soppiantato da quello alternativo fra corpo sociale, mass-media e magistratura.

 

E così, per un verso, la funzione prima svolta in prevalenza dai partiti è stata surrogata dai mass-media, che hanno sottratto ai primi il monopolio dell’informazione e della formazione dell’opinione pubblica; per altro verso, la funzione tradizionalmente svolta dalla magistratura è stata caricata di ulteriori connotazioni, essendosi posta l’autorità giudiziaria quale “diretta espressione dell’opinione pubblica, vendicatrice dei suoi diritti” e depositaria della “missione di liberare l’Italia dalla corruzione” (Luciano Violante).

 

Orbene, proprio l’equivoca evoluzione tratteggiata è portata alle estreme conseguenze dall’incipiente prassi della divulgazione telematica in via generalizzata e integrale degli atti d’indagine. Il ruolo di collegamento fra apparati istituzionali e corpo sociale, tradizionalmente riconosciuto ai partiti politici e successivamente monopolizzato dai mass-media, è ora occupato in via di fatto dal potere giudiziario. L’indagine penale, oramai affrancata dai rigidi vincoli del sistema processuale, vale ora ad acquisire e divulgare notizie politicamente significative. Surrogato in tal modo il giornalismo d’inchiesta (di antica memoria), anche il ruolo dei mass-media resta svuotato del proprio principale apporto, esponendosi al rischio - ancora una volta - di andare al rimorchio dell’onda emotiva provocata dalla divulgazione degli atti d’indagine.



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COMMENTI
04/03/2011 - analisi (Stefano Gianni)

non avrei potuto esprimere meglio il mio pensiero