BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Il fenomeno Houellebecq, profeta di un mondo disperato orfano della vita eterna

Pubblicazione:

Michel Houellebecq (Ansa)  Michel Houellebecq (Ansa)

Houllebecq afferma di aver superato, nell’ultimo libro, la questione del sesso. Però dice non aver finito di interrogarsi sulla questione riguardante la religione. “La caduta del cattolicesimo mi ossessiona. L’avevo già constatato in Irlanda ma era spettacolare anche in Spagna. E mi domando, senza trovare risposta: cos’è diventata la speranza della vita eterna? Sono sorpreso che nessuno ci pensi più. E poi c’è anche l’idea più basilare del cambiamento dei costumi nello spazio di qualche anno, senza che nessuno abbia mai niente da ridire e senza nessuna resistenza”.

 

Nel libro La carta e il territorio, il suo quinto, Houellebecq attacca l’arte, l’amore, i soldi, i peoples, ironizza sulla campagna francese e mette in scena con sadismo il suo proprio assassinio in modo particolarmente cruento. Grande osservatore e ricercatore, non pretende mai di trovare una soluzione. Ed è qui che si situa la sua sofferenza esistenzialistica. Parte perdente, come se in tutti i casi non ci fosse nessuna possibilità di risposta. Ne La carta e il territorio ci parla attraverso il suo stesso personaggio: come creare il legame tra la realtà esterna (la carriera artistica di un fotografo e pittore) e la realtà interna, con le sue paure e i suoi desideri, che non riesce a conciliare? L’anti-eroe di quest’ultimo libro ha paura di confrontarsi con la realtà e per affrontarla riduce la ragione con un’overdose di categorie. Poi esclude e distrugge tutto quello che non entra in queste categorie. Peggio, si lascia invadere dal vuoto e dalla morte.

 

A questo punto non c’è più niente che tiene di fronte all’assenza d’amore che si crea e l’esistenza diventa destinata al vuoto e alla morte. Houellebecq ci avverte (Rester Vivant) “Tenendo conte delle caratteristiche dei tempi moderni, l’amore non può più manifestarsi; ma l’ideale dell’amore non è diminuito. Essendo, come ogni ideale, fondamentalmente situato fuori dal tempo, non potrebbe né diminuire né sparire. Da qui c’è una sproporzione ideale-realtà particolarmente evidente, sorgente di sofferenze particolarmente ricche. Gli anni dell’adolescenza sono importanti. Una volta che avete sviluppato una concezione dell’amore sufficientemente ideale, sufficientemente nobile e perfetta, siete fottuti. Non potrete mai più, ormai, accontentarvi di niente”.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >