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IDEE/ Basta un bicchier d’acqua per cadere nell’ideologia

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Una manifestazione per l'acqua pubblica (Ansa)  Una manifestazione per l'acqua pubblica (Ansa)

L’acqua, proprio per la molteplicità dei suoi possibili utilizzi,  si presenta come un bene complesso, ovvero come un bene che per meglio individuarne le intrinseche e variegate utilità dovrebbe essere attentamente scomposto e trattato come un insieme di beni finalizzati alla soddisfazione di bisogni diversi. In buona sostanza, l’acqua è al contempo un bene essenziale per la sopravvivenza e l’igiene dell’uomo, un bene idrico per scopi agricoli, e una materia indispensabile per le attività industriali.

Se questi tre diversi momenti non vengono esaminati nelle loro ontologiche diversità e l’acqua viene trattata, non solo dall’analisi economica, ma anche (e soprattutto) a livello di comunicazione e di dibattito pubblico come un bene unico e sempre identico a prescindere dall’utilizzo che ne viene fatto, allora è molto probabile che si innesti nell’analisi un circuito vizioso e menzognero che, nella vana speranza di trovare un’unitaria risposta economica, conduce a soluzioni inique e non rispettose del principio del bene comune.

L’indispensabilità dell’acqua rispetto ai tre fini individuati comporta una netta distinzione etico-sociale sulle caratteristiche economiche degli utilizzi e, quindi, la necessaria ricerca di priorità fra gli utilizzi stessi: questo sia rispetto alle somministrazioni che ai livelli remunerativi che per queste si dovrebbero sostenere avendo anche cura dei connessi profili di solidarietà e di equità.

Cosa diversa, infatti, è l’acqua necessaria per la sopravvivenza dell’uomo, dall’acqua necessaria per i fini agrari e zootecnici, dall’acqua che serve come materia indispensabile alle produzioni industriali.

La prima è un bene volto alla soddisfazione di un bisogno vitale, quindi per sua stessa natura è un bene primario. Il che non vuol dire affatto - come potrebbe sembrare a prima vista - che questo bene perda le sue caratteristiche economiche, ma che per il suo utilizzo occorre pagare un prezzo equo che sia anche funzionale e commisurato alla necessità che di esso non se ne possa fare spreco.



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COMMENTI
01/04/2011 - gestione pratica (francesco taddei)

Prima di parlare dell'acqua perché non prendiamo in esame tutte le altre municipalizzate perennemente in perdita? Sono sicuro che per Acea (Caltagirone) e Suez gdf (francesi) le valutazioni sono solo: possiamo guadagnarci! Tutto potrebbe essere risolto con un accordo con le associazioni dei consumatori per una quota d'acqua "di diritto" e il resto di consumo. Ma ripeto perché non parlare prima di tutte le altre municipalizzate? PS. A Parigi dopo 15 anni sono ritornati alla gestione pubblica. E andate a vedere in toscana gli svantaggi che ha provocato.