BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Basta un bicchier d’acqua per cadere nell’ideologia

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Una manifestazione per l'acqua pubblica (Ansa)  Una manifestazione per l'acqua pubblica (Ansa)

L’acqua per l’irrigazione dei campi e per la sopravvivenza degli animali e per l’utilizzo industriale entra a far parte di circuiti produttivi che sono protesi a collocare sul mercato beni economici di consumo (anche questi fra loro con diversa intensità sociale), che ricercano sul mercato una loro adeguata remunerazione e che pertanto dovrebbero essere in grado di fronteggiare attraverso prestabilite tariffe (magari commisurate alle necessità sociali ed economiche delle loro produzioni) il costo sostenuto per l’acquisizione e il consumo dell’acqua. In questi casi (anche se con modalità diverse tra agricoltura e industria) l’acqua è uno dei fattori produttivi necessari per la produzione e come tale deve trovare la sua remunerazione attraverso il prezzo di collocamento dei prodotti.

In altre e più semplici parole, l’acqua è un bene economico sui generis e come tale porta in sé alte complessità di indagine solutiva, ma anche una primaria esigenza sociale. Per queste ragioni deve essere economicamente gestito con la massima attenzione avendo cura di questa sua peculiarità; diversamente ogni discorso e ogni soluzione che si mette in essere per il suo più adeguato utilizzo divengono astratti e comunque non soddisfacenti.

La carenza dell’acqua è una preoccupazione ancestrale per ogni essere umano; l’uso, invece, che dell’acqua viene fatta (specialmente nei paesi economicamente più avanzati) non ha quasi mai una conseguente attenzione. Questa preoccupazione ancestrale si mette in moto, però, tutte le volte che si discute della gestione e della distribuzione di questo bene economico sui generis. Tutti e ciascuno si sentono personalmente coinvolti e forse proprio per questo il problema più che politico (nel senso che deve interessare la polis) diviene partitico, cioè inquinato da aspetti ideologici e poco attento alla complessità che questo bene economico sui generis porta in sé. Ancor peggio se di questo approccio ideologico resta vittima un malinteso senso di solidarietà sociale (anche se cristiana).

Le soluzioni gestionali, di volta in volta prospettate, sono foriere di interventi spesso più “pre-occupati” di difendere una posizione ideologica che a rinvenire nel concreto soluzioni praticabili e soddisfacenti per i diversi utilizzi richiesti a questo bene economico sui generis.

Non si può nascondere che spesso in passato (anche in un recente passato e in alcuni luoghi anche nel presente) l’acqua è stata una leva di potere sul territorio attraverso il cui “rubinetto” condizionarne l’economia, assoggettandola (e spesso perimetrandola) ad arretratezza e costringendo sotto un potere iniquo e prevaricatore del bene comune le popolazioni.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
01/04/2011 - gestione pratica (francesco taddei)

Prima di parlare dell'acqua perché non prendiamo in esame tutte le altre municipalizzate perennemente in perdita? Sono sicuro che per Acea (Caltagirone) e Suez gdf (francesi) le valutazioni sono solo: possiamo guadagnarci! Tutto potrebbe essere risolto con un accordo con le associazioni dei consumatori per una quota d'acqua "di diritto" e il resto di consumo. Ma ripeto perché non parlare prima di tutte le altre municipalizzate? PS. A Parigi dopo 15 anni sono ritornati alla gestione pubblica. E andate a vedere in toscana gli svantaggi che ha provocato.