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IDEE/ Basta un bicchier d’acqua per cadere nell’ideologia

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Una manifestazione per l'acqua pubblica (Ansa)  Una manifestazione per l'acqua pubblica (Ansa)

Per quanto argomentato possiamo derivare che l’acqua è un bene comune che serve per postulare anche la soddisfazione di bisogni essenziali comuni. Possiamo, in questo caso, dire che è un bene comune al servizio del “bene comune”; ma per poter essere raccolta, conservata, controllata, distribuita ed adeguatamente utilizzata (con un’espressione: gestita verso il consumo) occorre sostenere dei costi. Occorre che vi sia un’organizzazione adeguata (un’azienda) che si prenda carico e sostenga questi costi.

Questo bene comune, quindi, ha la necessità di essere “gestito” per poter essere utilizzato, e dunque diviene anche un bene economico. Gestire il processo dell’acqua verso il suo corretto consumo non è, in ogni caso, una sorta di  “petrolizzazione” dell’acqua stessa. Il faro dell’attenzione, infatti, non è rivolto sul “bene”, ma, più propriamente, su come adeguatamente esso possa essere utilizzato dalle comunità interessate. L’acqua  resta sempre un bene comune, ma per il suo utilizzo è necessaria una gestione tecnica, ovvero la ricerca di adeguate efficienze di tipo allocativo, produttivo-distributivo, di scelte per gli investimenti tecnologici e di risultati sociali; e il tutto ha (come chiunque può notare) risvolti economici.

È una sana gestione economica di questo tipico bene comune che risulta indispensabile affinché il bene possa essere adeguatamente utilizzato rispetto alle comunità di riferimento. Il problema (anche quello referendario a cui siamo chiamati a dare risposta) non trova soluzione efficace se gli effetti economici vengono impropriamente traslati dalla gestione (che per sua stessa natura non può che essere economica) al bene.

Non si tratta di privatizzare l’acqua, essa è e resta un bene pubblico, si tratta di scegliere se la sua necessaria gestione economica debba  essere svolta, in ogni caso, direttamente o indirettamente da enti pubblici territoriali (attraverso aziende pubbliche) o se, invece, non possa essere anche svolta da aziende private sotto il controllo di privati.

Dobbiamo rispondere se, a nostro giudizio, l’indispensabile gestione economica dell’acqua sia preferibile che venga svolta da aziende private o da aziende pubbliche. Dobbiamo rispondere se per noi le efficienze sopra individuate possano meglio essere attuate dal pubblico o dal privato.



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COMMENTI
01/04/2011 - gestione pratica (francesco taddei)

Prima di parlare dell'acqua perché non prendiamo in esame tutte le altre municipalizzate perennemente in perdita? Sono sicuro che per Acea (Caltagirone) e Suez gdf (francesi) le valutazioni sono solo: possiamo guadagnarci! Tutto potrebbe essere risolto con un accordo con le associazioni dei consumatori per una quota d'acqua "di diritto" e il resto di consumo. Ma ripeto perché non parlare prima di tutte le altre municipalizzate? PS. A Parigi dopo 15 anni sono ritornati alla gestione pubblica. E andate a vedere in toscana gli svantaggi che ha provocato.