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STORIA/ Le lettere di Bernardo a Ermengarda, quando la carità "governa" il mondo

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Miniatura medievale  Miniatura medievale

In un brano della prima egli le si rivolge così: Piacesse a Dio che tu potessi leggere nel mio cuore come su questa pergamena. Vedresti quale profondo amore per te il dito di Dio ha inciso per te nel mio cuore. Un frammento della seconda  esprime l’affetto in modo ancora più esplicito: Il mio cuore è colmo di gioia quando sento che il tuo è in pace. Che piacere sarebbe intrattenermi con te di persona e non per lettera. Mi dolgo dei miei impegni quando mi impediscono di vederti e sono così felice quando mi consentono di farlo.
Il tono delle due lettere meraviglia gli esperti, pur abituati all’affettività del santo, che si esprime secondo tutta la gamma dei sentimenti umani, dall’ammirazione alla rampogna, dall’intenso affetto all’ira più viscerale.
Non può sfuggire a nessuno l’attenzione che uno degli uomini più potenti del suo tempo riserva alla sensibilità di una donna forte tanto da governare territori estesi, ma anche combattuta circa la via per perseguire la propria santità.
L’instabilità di Ermengarda non trova pace neppure quando per opera di san Bernardo viene accolta tra le monache cistercensi di Larrey nel 1129. Su invito del fratello Folco, diventato re di Gerusalemme, ella infatti compie un pellegrinaggio in Palestina, di certo non agevole e comunque non contemplato dalla rigida clausura dell’ordine che aveva abbracciato. Al suo ritorno in Bretagna fonda l’abbazia cistercense di Buzay, il cui primo abate è il fratello di san Bernardo. Nel 1147 muore nel suo monastero e viene sepolta accanto alla tomba del secondo marito, esempio quanto mai vivace di una condizione femminile privilegiata e connotata da mutamenti solo in parte dovuti alle circostanze esterne.



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