BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Da san Tommaso e don Giussani la più grande lezione sul cuore e la giustizia

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Jacques-Louis David, La morte di Socrate (1787)  Jacques-Louis David, La morte di Socrate (1787)

Don Luigi Giussani ha avuto l’arguzia di dirlo con parole esistenzialmente più comprensibili ed efficaci. Ne Il senso religioso (Rizzoli 1997) conduce il lettore attraverso un’appassionante analisi introspettiva, che egli chiama “esperienza originale” o “esperienza elementare”, a scoprire cos’è il “cuore”. Esso risulta come “un complesso di esigenze e di evidenze con cui l’uomo è proiettato dentro il confronto con tutto ciò che esiste”. Queste esigenze che emergono come evidenti alla coscienza dell’uomo, quando egli incomincia ad affrontare la realtà e conseguentemente a riflettere su se stesso, sono riconducibili alla ratio tomistica. Infatti la ragione per Tommaso d’Aquino - come abbiamo visto - è l’esigenza e la capacità di vero e di buono che c’è dentro il cuore di ogni uomo.
La modernità dell’approccio di Giussani, che affida tutto ad una evidenza interiore, mentre mira a trovare credito nel suo interlocutore, non gli impedisce di sottolineare che alla nostra esperienza elementare risulta altrettanto evidente che questo “criterio originale”, pur essendo “immanente a noi”, non ce lo diamo da noi, ma ci viene “dato” con la nostra natura: una madre eschimese, una madre della Terra del Fuoco, una madre giapponese, danno alla luce esseri umani che tutti sono riconoscibili come tali, sia come connotazioni esteriori che come “impronta interiore”. Questo criterio originale si rivela, dunque, squisitamente personale e nello stesso tempo universale.
La sistematica negazione di questo fondamento universale del vero e del giusto espone l’uomo al totalitarismo nelle sue varie forme giuridiche o politiche. Ha scritto Hannah Arendt: “il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più” (Le origini del totalitarismo, Einaudi 2004). Ma l’accettazione di un fondamento metagiuridico del diritto positivo è legata a quella capacità propria della ragione umana di cogliere il vero e il buono delle cose. Pochi, oggi, sembrano disposti a sottoscriverlo. Ancora una volta, è compito dei cristiani ricordare all’uomo la sua grandezza.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.