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DIBATTITO/ Così il problema dell'acqua diventa di "fede" e di ragione

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La soddisfazione del bisogno primario deve sempre essere perseguito in maniera “razionale”, quindi senza distruzione o uso non consono delle risorse necessarie (fattori produttivi); altrimenti ne potranno essere compromessi i futuri atti gestionali, se non la stessa organizzazione e/o la sua modalità di essere; comunque dovrà essere perseguito utilizzando gli strumenti tecnico-legali più idonei (organizzazioni aziendali) che le congiunture economiche realisticamente suggeriscono. In ogni caso all’esigenza di razionalità (che si riporta all’efficacia e all’efficienza della gestione) si deve sempre accompagnare (qualunque forma giuridica abbia l’organizzazione che attua la gestione) la “solidarietà”, ovvero l’attenzione affinché tutti possano usufruire del servizio e che il “prezzo” che il singolo utente deve pagare sia prestudiato, determinato e, se necessario, “sventagliato” in ottemperanza a questo presupposto. Quest’ultimo perché “il bene comune impegna tutti i membri della socialità: nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità” (Compendio, 167).
Quello di cui si avverte la necessità, e dovrebbe essere sempre attuato, è “un controllo democratico partecipato” all’operato di queste gestioni. Ovvero si avverte l’esigenza di organismi di controllo costituiti ad hoc che siano professionalmente attrezzati e di diretta espressione democratica. Questi  dovrebbero avere la concreta possibilità di sottoporre ad un sistematico monitoraggio, in nome  e per conto della collettività, la qualità della gestione aziendale, nonché le quantità economiche con cui la gestione si esprime e a cui perviene. In buona sostanza, occorre un audit pubblico (in quanto svolto nell’interesse della collettività di riferimento) che apprezzi la bontà dei programmi, ne verifichi l’attuazione e informi sui risultati accertati la collettività ed abbia la possibilità di intervenire quando l’operatività gestionale abbia non giustificate devianze rispetto al programmato.
Questa esigenza resta sempre valida qualunque sia la veste pubblica o privata dell’azienda affinché sia costantemente e realisticamente monitorata la “razionalità” e la “solidarietà” che persegue nei suoi atti gestionali.



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COMMENTI
17/04/2011 - Un valore non valore (Andrea Trombetta)

Rilevo una sproporzione enorme tra l'acqua come diritto inalienabile e l'acqua come oggetto di interesse politico e sociale. Se l'acqua, in quanto diritto inalienabile, fosse davvero considerato un valore, dovrebbe essere costantemente controllata quanto a disponibilità, costi di produzione e distribuzione, qualità, disservizi, etc. Tutto queste informazioni sono patrimonio di pochi addetti e non fanno parte delle campagne elettorali dei politici, a meno che non ci si trovi in zone disagiate o non si abbiano alle spalle mesi di siccità. NON SI PIANIFICA QUELLO CHE NON SI CONTROLLA. Finché non ci saranno alcuni indicatori affidabili e condivisi che forniscano costantemente alla comunità la situazione generale del bene ACQUA, ogni disquisizione tra pubblico e privato è un'occasione di confusione. Per giudicare di ogni cosa è indispensabile un criterio o un sistema di criteri, utilizzabili e condivisi. Aggiungo, infine, che anche la gestione e la distribuzione dell'acqua sono talmente connesse con il territorio da rendere impensabile una vera privatizzazione: il Pubblico è indispensabile in questa difesa dei diritti inalienabili.

 
16/04/2011 - Sui principi siamo d'accordo... (Marco Claudio Di Buono)

...ma il mio timore è che nella realizzazione pratica l'intento di realizzare meno sprechi (si perde una grande quantità di acqua in un sistema idrico che letteralmente fa acqua da tutte le parti) si tradurrà in un aumento dei costi per i cittadini. Non sono affatto statalista, sono per un sistema misto pubblico e privato, dove il primo possa essere gestito con criteri aziendalistici e il secondo sia sottoposto ai controlli pubblici necessari, Ma in un paese dove tutti corrompono tutti, dove per anni si è fatta una pessima sanità pubblica per favorire quella privata, ho molti dubbi sulla privatizzazione della gestione dell'acqua.

 
15/04/2011 - sistema integrato più economico e razionale (attilio sangiani)

Nella mia zona (alta Lombardia) la distribuzione dell'acqua è quaso ovunque affidata a società private con partecipazione anche pubblica. Poichè il costo del rifacimento di reti idriche obsolete ed estensione a nuovi quartieri è assai elevato, la gestione privata,con controllo pubblico, mi pare la migliore: sia per razionalità economica, sia per la riscossione dei costi (prezzi privati controllati) che, le aziende direttamente pubbliche, effettuavano con minore efficienza. Certamente è necessario il profitto, per remunerare il capitale e la attività imprenditoriale, ma non un "extraprofitto" di monopolio, dal momento che non è possibile istaurare una concorrenza calmieratrice. Cosa che si tenta di realizzare, invece, per la energia elettrica ed il gas, non meno necessarie dell'acqua.

 
15/04/2011 - gestione o profitto (francesco taddei)

la gestione o anche amministrazione significa ricavi zero. come possiamo pensare che un privato non pensi anche ad un guadagno? il sistema idrico integrato attuale garantisce capitali privati in soccorso allo stato che rimane l'ultimo decisore su aumenti di tariffe e agevolazioni. le esperienze della gestione affidata ai privati (es. toscana) non sono state positive. inoltre mancano gare d'appalto con parametri non stabiliti in loco ma con parametri di merito europei, il che ridurrebbe al max la discrezionalità e la corruzione. Occorrerebbe trovare anche una mediazione su quote di fabbisogno con le associazioni dei consumatori! tutte cose non previste dal decreto ronchi!