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IDEE/ Il "segreto" di Leopardi? Sta in un atomo di carbonio

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La nebulosa del Cavallo (foto d'archivio)  La nebulosa del Cavallo (foto d'archivio)

Nel 1916 Einstein pubblicava la più grande opera della sua vita: la teoria della relatività generale, una nuova teoria che doveva sostituire la legge di gravitazione universale di Newton. Questa impresa lo aveva tenuto occupato per undici anni dal 1905, l’annus mirabilis in cui aveva già una prima volta rivoluzionato le idee di spazio e di tempo nella teoria della relatività ristretta. Nel formulare le sue due teorie della relatività, Einstein si era lasciato guidare più da criteri metafisici che dai risultati della fisica sperimentale. Il principio di relatività non è infatti una legge della fisica ma una legge sulle leggi della fisica, un principio di simmetria del mondo che nasce da un pre-giudizio di natura estetica: non è ammissibile che le leggi dell’elettromagnetismo abbiano una struttura diversa da quelle che regolano i fenomeni meccanici. Tale principio ha conseguenze sperimentali sorprendenti, come ad esempio il fatto che gli orologi in movimento devono rallentare; questo fatto è verificato tutti i giorni dal sistema di satelliti GPS che non potrebbe funzionare se non se ne tenesse conto. Il tempo e lo spazio non sono dunque ciò che sembrano ad una osservazione superficiale.
Questa esigenza di unità e di bellezza sta ancor più profondamente all’origine della relatività generale. Einstein era mosso dalla certezza che il principio di relatività doveva essere generale e non ristretto: doveva valere anche per la legge di gravità. Ora le conseguenze sono anche più drammatiche: lo spazio e il tempo smettono di essere il palcoscenico immutabile della fisica ma si animano e divengono attori a pieno titolo,  lasciandosi plasmare dalla materia e dall’energia. Il tempo ad esempio scorre più lentamente al livello del mare, dove la forza di gravità della terra è più intensa, che in alta montagna. Sull’orizzonte di un buco nero, dove la gravità è fortissima, il tempo non scorre affatto.



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