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IDEE/ Il "segreto" di Leopardi? Sta in un atomo di carbonio

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La nebulosa del Cavallo (foto d'archivio)  La nebulosa del Cavallo (foto d'archivio)

Fu chiaro fin da subito che la nuova teoria poteva descrivere l’intero universo e nel 1917 Einstein pubblicò le  Considerazioni cosmologiche sulla teoria della relatività generale che fondano la cosmologia moderna. Per una strana ironia della sorte, questa volta egli fu tradito dai suoi pregiudizi e non ebbe fiducia nelle sue equazioni originali; decise di modificarle aggiungendo una nuova costante della natura, detta poi la costante cosmologica. Questa “piccola” modifica rendeva possibile l’esistenza di un universo statico, uguale cioè a se stesso per tutta l’eternità del tempo.
Qualche anno dopo il matematico russo Aleksandr Fridman ed il sacerdote belga Georges Lemaître mostrarono che le equazioni originali, quelle senza costante cosmologica, avevano una conseguenza sorprendente scartata a priori da Einstein: esse prevedevano che l’universo dovesse espandersi creando continuamente nuovo spazio dal nulla. Lemaître osservò inoltre che andando a ritroso nel tempo l’espansione del cosmo si trasformava in una contrazione; in un certo istante iniziale tutta la massa dell’universo doveva essere stata concentrata in un singolo punto, “l’atomo primitivo”, prima del quale lo spazio e il tempo non esistevano. Questa esplosione iniziale è il Big Bang che crea l’universo intero: lo spazio, il tempo e la materia.
Quando l’espansione dell’universo fu osservata sperimentalmente dall’astronomo americano Edwin Hubble nel 1929, Einstein bollò la costante comologica come il più grande errore della sua vita, abbandonandola ad un destino di oblio. Ma ancora volta l’ironia della sorte era in agguato: nel 1997 alcuni astrofisici americani, osservando esplosioni di supernovae avvenute miliardi di anni fa, hanno scoperto che una strana forma di energia, molto simile alla costante cosmologica, costituisce il 70 percento del contenuto dell’universo ed è causa del fatto che l’espansione cosmica, dopo aver rallentato per alcuni miliardi di anni, ha ripreso ora ad accelerare.
E l’uomo in tutto questo? Ne La visione scientifica del mondo del 1931 Bertrand Russell sostiene che l’enorme e vuota vastità dell’universo è il segno evidente della sua ostilità alla vita. Proprio le conquiste della scienza che sono venute dopo potrebbero invece indicare che le cose stanno diversamente e che l’universo “ama” la vita.



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