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IDEE/ Bonomi: da Berlusconi ai giudici, i nuovi "populismi" mettono a rischio il paese

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Immigrati vengono fatti sbarcare a Napoli (Ansa)  Immigrati vengono fatti sbarcare a Napoli (Ansa)

L’ironia della politica ha voluto che all’indomani delle celebrazioni per il 150esimo dell’unità d’Italia, il nostro paese fosse sottoposto ad uno «stress test» dal quale siamo usciti un po’ malconci. La crisi nordafricana e un flusso migratorio senza precedenti hanno creato scompiglio nella compagine di governo e mostrato una politica incerta e dedita all’improvvisazione. L’ondata migratoria, di cui nessuno è ancora in grado di comprendere la portata, metterà a dura prova l’«identità italiana» e, senza nulla togliere a quello che abbiamo visto fino ad ora, una crisi più ampia potrebbe ancora essere di là da venire.
Secondo il sociologo Aldo Bonomi siamo di fronte ad una sfida che destabilizza completamente le categorie che saremmo tentati di usare per comprenderla. «Queste moltitudini ci costringono a ripensare tutto. Non siamo stati investiti innanzitutto dai flussi del Nord Africa, ma da quelli della modernità. Il confronto non è tra un’identità forte - la nostra - ed una debole - la loro -, come probabilmente stiamo pensando. La realtà è che siamo deboli entrambi». E rischiano di prevalere - per usare le categorie chiave dell’ultimo libro di Bonomi, Sotto la pelle dello Stato - al posto della cura e dell’operosità, il rancore e il populismo».

Lei sostiene che il vecchio paradigma capitale-lavoro è stato sovvertito da quello flussi-luoghi e che gli schemi della nostra vita collettiva sono saltati. Può spiegare?

Faccio un’osservazione preliminare. Abbiamo celebrato i 150 anni, ma lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo dentro un paradigma tipico del novecento. E dunque inadeguato. È lo schema interpretativo che vede lo Stato «mettersi in mezzo» tra le due grandi polarità del vivere civile, da una parte il capitale, dall’altra il lavoro. La nostra Costituzione in proposito è molto chiara, no? Il vero problema è che il passaggio dal novecento al nuovo secolo si comprende - ed è la mia tesi - solo se ci riferiamo al nuovo paradigma flussi-luoghi, inclusivo del primo.

Cosa legittima questo nuovo punto di vista?

L’ingresso sulla scena del territorio come categoria spaziale, culturale, antropologica. Come i flussi impattano sui luoghi? Il tema chiave oggi sono i flussi, perché mentre la categoria dei luoghi la capiamo tutti, quella dei flussi ci pare un’astrazione. Al contrario: è la cosa più reale che ci sia.

Faccia un esempio.



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