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ARTE/ La Pietà Rondanini e i disegni che svelano l’ultima preghiera di Michelangelo

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Cristo Crocifisso con la Madonna e San Giovanni, Londra, British Museum, inv. 1895-915-509 C 417.  Cristo Crocifisso con la Madonna e San Giovanni, Londra, British Museum, inv. 1895-915-509 C 417.

Personalmente penso che non ci sia stato un artista nella storia che più di Michelangelo abbia compreso e saputo esprimere il dramma della passione di Cristo. Per rendersene conto basta che andare a vedere l’intensissima mostra, aperta in queste settimane attorno all’ultimo capolavoro del genio fiorentino, la Pietà Rondanini, al Castello Sforzesco di Milano (sino al 19 giugno, a cura di Alessandro Rovetta). Attorno a questa scultura infatti sono stati raccolti alcuni disegni, ottenuti grazie a una serie di prestiti straordinari da grandi raccolte europee, così da ricostituire un insieme omogeneo, sia dal punto di vista tematico, che da quello cronologico: tra i disegni spiccano le impressionanti Crocifissioni, realizzate tra il 1560 e 1564, anno della morte di Michelangelo. È un blocco di opere che commuove e insieme toglie il respiro per la profondità con cui l’artista s’addentra nel mistero della passione di Cristo.
Se dovessimo domandarci come Michelangelo sia arrivato a cogliere immagini e forme di tanta intensità, credo che la risposta possibile sia una sola: in questo momento estremo della sua vita Michelangelo fa della sua arte una forma del suo rapporto personale con Cristo. Lui che era l’artista principe, che sino all’ultimo ha avuto carta bianca dal Papa; lui che lavorava al grandioso cantiere che doveva mostrare al mondo la Chiesa in tutta la sua gloria e la sua potenza, davanti a questi fogli e a quel conclusivo blocco di marmo, instaura un dialogo stringente e decisivo con il Salvatore. Non è un caso che queste opere avessero una destinazione privata: il che toglieva a Michelangelo ogni preoccupazione rispetto alle esigenze di una eventuale committenza e gli permetteva di lavorare in una condizione di totale libertà.
Prendiamo ad esempio la Pietà Rondanini, l’opera alla quale lavorò sino agli ultimi giorni di vita. Il braccio sospeso a sinistra rende evidente che in corso d’opera Michelangelo si era deciso a un cambiamento radicale della scultura, rispetto a come l’aveva immaginata. E il cambiamento è sintetizzato in maniera perfetta nelle parole usate dal notaio Roberto Ubaldini, il giorno dopo la morte di Michelangelo, per stilare l’inventario delle opere rimaste nella casa di Macel de’ Corvi: «Un’altra statua principiata per un Cristo ed un’altra figura di sopra, atacata insieme, sbozzata e non finita».



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