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IL CASO/ Bill, Arianna e il futuro del giornalismo

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Quale futuro per i giornali?  Quale futuro per i giornali?

Keller adesso sembra aver deciso di far sembrare Murdoch un dilettante delle critiche. La Huffington, con il suo fortunato sito, ad avviso del direttore del NYTimes è “la regina dell’aggregazione”, per aver scoperto che si possono attrarre milioni di persone con una ricetta che prevede di mettere insieme su un sito “un po’ di gossip su personaggi famosi, qualche video di gattini adorabili, dei post pubblicati da blogger che non vengono pagati, news che provengono da altre pubblicazioni, il tutto condito da una colonna sonora di sinistra”.
Fosse stato un attacco di Murdoch o della sua FoxNews, baluardo della destra americana, in pochi ci avrebbero fatto caso. Arrivando dal direttore del quotidiano dei record, espressione della New York liberal e benpensante, l’affondo contro la progressista Arianna ha lasciato senza fiato gli addetti ai lavori.
La battagliera Huffington, ovviamente, ha reagito da par suo, accusando Keller di attaccarla solo perché HuffPost ha “il 70% di visitatori unici più del sito del New York Times e aggiungendo che con la fusione con Aol il nuovo gruppo può vantare “il doppio delle pagine web viste al mese rispetto al NYTimes (1,5 miliardi contro 750 milioni)”. “Tutta invidia, Bill”, è il senso della replica della Huffington, che ha rivendicato l’autorevolezza dei propri collaboratori e accusato Keller - massimo insulto per un giornalista americano - di copiare le sue idee.
La diatriba è proseguita e continuerà a lungo, ma non è solo uno scontro tra personalità forti. Segnala invece il nervosismo che si vive nelle redazioni alla ricerca di nuovi assetti nell’era digitale. Non è un caso che il giorno dopo il primo affondo di Keller, il New York Times abbia annunciato la decisione di mettere a pagamento una parte del proprio sito web. Un passo importante, verrebbe da dire storico, che segna il punto di approdo di un sofferto cammino di riflessione nei media americani (e anche in quelli europei) sul tema di come valorizzare contenuti giornalistici di qualità, senza lasciarli semplicemente saccheggiare dagli aggregatori di news. La reazione del web alla mossa del NYTimes è stata come era prevedibile un’ampia bocciatura, guidata (con varie sfumature di pensiero) da un quartetto di autoproclamati guru della Rete che dominano il dibattito online sul futuro delle news: Clay Shirky, Jeff Jarvis, Jay Rosen e Alan Mutter.



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