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LETTURE/ "Franny e Zooey" di Salinger, quel capolavoro fragile come la nostra umanità

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Jerome David Salinger (Ansa)  Jerome David Salinger (Ansa)

Quando si pensa a J.D. Salinger inevitabilmente la testa va al Giovane Holden e a quello che rappresenta per tutte le nostre generazioni. Questa volta però parleremo di un libricino dalla copertina tutta bianca, senza nessuna pretesa, che se ne stava appollaiato sul comodino di camera da qualche annetto: Franny e Zooey. In un primo momento non si capisce neanche di che cosa si tratti, se sono due romanzi brevi appiccicati fra loro, se è un piece teatrale riadattata per essere pubblicata. La trama è debole, sottile,  ma dopo qualche pagina ci si ritrova completamente immersi nella stazione nebbiosa insieme a Lane nervoso che attende l’arrivo di Franny.
Un attimo dopo siamo catapultati nel pub dove servono lumache e insalate con zampe di rana a litigare coi due ormai non più innamorati. Lei bellissima ragazza prodigio, stanca della mediocrità della vita del college e dell’arrivismo del mondo di cartone che la circonda. Lui invece immerso totalmente in questa mentalità da non vedere nemmeno la disperazione di Franny, impegnato a farle deglutire in qualsiasi modo almeno un pezzo di sandwich per andare di corsa alla partita. Poi ci sarebbero tantissime altre informazioni da darvi, come che tutti i fratelli della famiglia Glass sono bambini prodigio, come sapere che Saymur si è suicidato  e che Zooey, il cardine di tutta la vicenda, è il fratello più bello e un attore famoso, arrivato se vogliamo.
Ma tutte queste parole sono sprecate, buttate via rispetto alla densità con cui Salinger ci fa toccare i mobili della sala, all’odore di sigaro che impregna la stanza della conversazione tra i due fratelli. Perché al centro di tutto non c’è il disagio giovanile oppure lo schifo del mondo, ma lo struggimento di Franny che cerca delle risposte per la sua vita, e Zooey che come fratello in un primo momento si finge disinteressato ma poi non riesce ad andarsene, a non provare a capire.



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COMMENTI
04/05/2011 - SALINGER NON è SOLO HOLDEN (Silvia Magherini)

Sarà perchè il mio incontro con Salinger è iniziato con un libro venduto dai Remainders a due lire, i Nove Racconti (rimasto il migliore nel mio cuore) ma io ho sempre preferito la saga della famiglia Glass ad Holden. A 20 anni poi mi era molto più facile identificarmi con Franny che con lui. Trovo bellissima la definizione di "capolavoro fragile come la nostra umanità" di questo libro che contiene anche uno dei miei aforismi preferiti che suona più o meno così: nessuno che si serva del suo proprio ego avrà bisogno di uno stramaledetto hobby.