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GIOVANNI PAOLO II/ Vi racconto di un Santo che aveva degli amici

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Giovanni Paolo II (Foto: IMAGOECONOMICA)  Giovanni Paolo II (Foto: IMAGOECONOMICA)

 

Ma quando Ricci si metteva una idea in testa non era possibile resistergli. Alla fine quel libro lo ho scritto e non è venuto tanto male se a distanza di tanti anni è ancora uno standard work (un libro che è obbligatorio leggere e citare per chi si vuole occupare seriamente dell'argomento).

Wojtyla a Cracovia aveva l'abitudine di invitare a pranzo ogni tanto filosofi, teologi, sociologi, scienziati per farsi raccontare quello che succedeva nel mondo della cultura. Quando venne a Roma mantenne questa abitudine e invitò anche me. Voleva capire l'Italia. Io gli feci incontrare Augusto Del Noce e due uomini cosí diversi si capirono subito. Ma per l'appartamento pontificio non passavano certo solo gli italiani. Una grande amica era Irina Alberti, che è stata un punto di riferimento ed un sostegno per tutta una generazione di intellettuali russi del dissenso, a partire da Aleksander Solgenitsin. Per suo tramite il Papa era informato su tutto ciò che di vitale si muoveva nella cultura russa e conduceva un dialogo sotterraneo con l'Ortodossia. Io allora avevo molti inviti a tenere lezioni e conferenze soprattutto negli Stati Uniti ed in America Latina. Quando tornavo Giovanni Paolo II mi invitava sempre per farsi raccontare impressioni e contatti e poi spesso, quando venivano a Roma, invitava a cena i miei amici che, in realtà, erano già i suoi amici perché io parlavo di lui come Ricci aveva fatto con me.

Non bisogna pensare che gli amici di Wojtyla fossero tutti grandi intellettuali. Lui avrebbe voluto essere amico di ogni uomo ed in ogni uomo vedeva la grandezza di un destino in cui si decide della salvezza del mondo. Era pieno di umorismo e gli piaceva scherzare. Una volta mi aveva invitato a pranzo a Castel Gandolfo insieme con mia moglie. Dopo pranzo ci ha portati in cucina a ringraziare le suore ed ha cominciato a prenderle in giro dicendo che mia moglie si era lamentata perché non sapevano cucinare bene i piatti italiani. Le suore però non si sono lasciate intimidire e replicavano battuta su battuta.

Era umano, più veramente uomo perché viveva nella presenza di Cristo. Forse un santo è semplicemente questo.



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COMMENTI
30/04/2011 - amicizia (luisella martin)

Un articolo molto commovente. Aver frequentato il Papa Santo-Subito credo che si traduca nell'avere l'impronta di Cristo accanto alla tua durante tutto il cammino della vita. Io gli scrissi rappresentando un problema, a nome delle mogli dei marinai, il giorno della festa della Marina Militare. Quando scese nella Basilica, prima di salire sull'altare, si girò e mi guardò. Guardò me! Non dimenticherò mai il suo sguardo, attraverso il quale il Papa pareva comunicarmi la sua amicizia, appunto!Quello sguardo rappresenta per me uno dei fatti più significativi della mia vita. Coraggio, dunque, ai suoi amici più cari come l'onorevole Buttiglione nella importante testimonianza della verità e grazie per l'articolo.