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IDEE/ Sloterdijk, il "nipotino" di Nietzsche che vuol rifare il Superuomo

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C'è chi pensa di ricreare l'uomo, ma i conti non tornano (Fotolia)  C'è chi pensa di ricreare l'uomo, ma i conti non tornano (Fotolia)

Peter Sloterdijk è uno dei protagonisti del dibattito filosofico attuale, un autore con notevole talento stilistico e provocatorio, difatti molto letto con punte da vero bestseller almeno in Germania, ma anche dotato di indubbio rigore teorico e prestigio. Dopo l’irruzione sulla scena culturale con Critica della ragione cinica (1983), da svariati anni le sue opere hanno messo a fuoco l’idea di una trasformazione radicale della condizione umana: si tratta di un tema presente fin dall’ambiziosa trilogia di Sfere (dal 1998), poi esplicitato in una celebre conferenza del 1999 (Regole per il parco umano, raccolta in Non siamo ancora stati salvati, del 2001) e oggi di nuovo ripresentata con Devi cambiare la tua vita (2009), da poco tradotto.
Non si tratta di un tema innocuo o ispirato ad un ideale lineare e poco impegnativo di “trasformazione”; al contrario, l’obiettivo è di ascendenza superomistica e nietzscheana. Non a caso qualche anno fa è nata una furibonda e istruttiva controversia: secondo molti, Sloterdijk ha affermato l’esigenza di un’evoluzione tecnocratica o di un vero e proprio allevamento dell’uomo in stirpe differenti. È stata questa, in sostanza, l’accusa che Habermas gli ha mosso, in una polemica virulenta tra protagonisti di primissimo piano. Ovviamente, che il contesto originario della discussione fosse quello tedesco non è ininfluente per le risonanze e i retropensieri della contesa, che toccava corde sensibili.
Quello che è certo è che le tesi di Sloterdijk contengono aspetti davvero radicali. A suo avviso l’impatto della modernità richiede ormai di congedarsi dall’antiquato sogno umanistico e di elaborare senza remore tradizionali una ambizione postumana. Regole per il parco umano in questo senso è emblematico: in un quadro in cui l’umanesimo viene dichiarato fallito nel suo obiettivo reale, che viene identificato con il controllo e l’addomesticamento delle spinte sostanzialmente bestiali presenti nell’uomo, e dunque ci si congeda da esso, ciò che ne risulta è un’esplicita intenzione di costruzione o produzione di uomini nuovi, ove riforme genetiche, pianificazione biologica, selezione prenatale, sono, apertamente, possibilità antropotecniche tra le altre.



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