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IDEE/ Sloterdijk, il "nipotino" di Nietzsche che vuol rifare il Superuomo

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C'è chi pensa di ricreare l'uomo, ma i conti non tornano (Fotolia)  C'è chi pensa di ricreare l'uomo, ma i conti non tornano (Fotolia)

E il motivo è chiaro. Può essere espresso formulando una domanda radicale: è in generale possibile una verticalità nello scenario in cui si muove l’autore tedesco? Come in Nietzsche, l’uomo tende verso il proprio superamento - ma, nel quadro del nichilismo, non ha a rigore a disposizione un senso dell’alto e del basso, un orientamento che permetta il discernimento. In codesto quadro, in effetti, è anzitutto scomparso il vertice superiore e il polo d’attrazione per eccellenza, il divino. La tensione agonistica, addirittura atletica, di cui ci parla Sloterdijk in quest’ultimo libro, rischia di restare uno sforzo immobile o implosivo; la sottolineatura pur appropriata del ruolo della ritualità, della ripetizione (dell’allenamento, appunto), è in sé assolutamente neutra. L’evoluzione stessa è qui per principio neutra: la stessa definizione di un über è in effetti un esempio di wishful thinking.
Più chiaramente: in un’epoca che non ha un’immagine dell’uomo riproporre la tradizione greca della fioritura umana o quella cristiana del cammino di perfezione ed elevazione, risulta contraddittorio o velleitario. La trasformazione ha un senso se possiede un orientamento, altrimenti non è che girare a vuoto. E “mettersi in forma”, in tutti i sensi dell’espressione, è possibile solo se di questa forma si ha teleologicamente un’idea. Altrimenti resta solo, come si diceva, uno sforzo genericamente costruttivista.
Sloterdijk va comunque letto cogliendone lo spessore al di là della provocazione. Il tema del postumano o transumano ha oggi una presenza davvero significativa, che trova anche altre numerose espressioni teoriche, più o meno serie: è necessario prenderlo in considerazione, pur nei frequenti limiti. Si tratta infatti di uno degli aspetti teoricamente ed eticamente cruciali della scena contemporanea, poiché in esso ne è dell’immagine che abbiamo e proponiamo dell’uomo.



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