BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GIUSTIZIA/ Solo una ragione "totale" salva il diritto dalla dittatura dei valori

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

10. Il rischio della tirannia dei valori e la sfida di un corretto uso della ragione - Nel lavoro del giudice, così direttamente implicato con l’esigenza di giustizia che è costituiva del cuore di ognuno, il rischio sempre incombente è quello di una tirannia dei valori, cioè una tirannia del sentimento, fosse anche quello legato all’esigenza di giustizia.
Occorre avere ben presente il monito lanciato da due grandi pensatori del ’900 (Heidegger e Schmitt) sui rischi del “pensare per valori” soprattutto per il giurista e per il giudice. Si è infatti affermato che “un giurista che si impegna nell’essere un attuatore immediato di valori... dovrebbe riflettere sull’origine e sulla struttura dei valori, senza prendere alla leggera il problema della tirannia dei valori”, perché “chi dice valore vuol far valere e imporre”. Viene quindi fatto notare che “... i valori vengono posti e imposti. Chi ne sostiene la validità deve farli valere. Chi dice che valgono senza che vi sia nessuno che li fa valere è un impostore ... Questo è il fatale rovescio dei valori. L’aggressività è connaturata alla struttura ... del valore ... L’ambivalenza dei valori fa sì che diventi sempre più virulenta non appena i valori vengono fatti valere da uomini concreti nei confronti di altri uomini concreti” (Schmitt). Del resto, già trent’anni fa il ricordato Michel Villey aveva osservato che “ciascuno dei cosiddetti diritti dell’uomo è la negazione di altri diritti dell’uomo e, se esercitato separatamente, genera ingiustizie”.
È un rischio che è sotto gli occhi di tutti e che oggi è ancora più forte per la dimensione sovranazionale dei fenomeni regolati dal diritto e la necessità del ricorso a fonti internazionali: queste fonti e i nuovi spazi di discrezionalità in tal modo aperti rischiano infatti di venire usati per affermare un sistema di valori preconcetto.
Ad esempio, un giudice nazionale che ritenga le scelte dei Parlamenti nazionali, e persino delle Corti costituzionali interne, come contrari alla propria personale scala di valori, potrà fare appello a sentenze di giurisdizioni sovranazionali (Corte europea dei Diritti dell’Uomo o Corte di giustizia dell’Unione europea o, addirittura, giurisprudenza comparata) selezionate ad hoc per sostenere una decisione che, in realtà, è già stata presa arbitrariamente dal soggetto sulla base di ragioni diverse da quelle esplicitate.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
07/04/2011 - Continuare (Alberto Consorteria)

Bell'argomento, da continuare a sviluppare e approfondire. Suggerimenti per una continuazione: leggere Dworkin. Poi, ho una domanda: il diritto è un metodo, e la politica un'altro metodo. Evidenziate nell'articolo che il diritto ha tradito il suo metodo. Però, non residua un potere sussidiario del diritto verso la politica da esercitarsi nelle mancanze della prima (Welby, Englaro e le unioni tra omosessuali sono state giustificate così dai giudici creativi)? Perché così si capisce una giustificazione fumosa delle decisioni: questo potere non c'è, occorre ragionare retoricamente per giustificarlo, ma occorre esercitarlo al posto della politica.