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LETTURE/ Stiglitz spiega il cattivo "sogno" che ha ucciso il mercato mondiale

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Il guadagno facile e immediato è divenuto così una sorta di sirena ammaliatrice che ha portato le banche a trascurare le loro primarie ed originarie operatività per orientarsi, invece, nella “gestione” del turbinio delle scommesse finanziarie e delle politiche di cartolarizzazione dei muti e dei prestiti concessi in assenza di garanzie reddituali future, ma, invece, sostanzialmente vincolati alla “res” (spesso la casa di proprietà del cliente richiedente).
Il tutto veniva condito, da un lato, dalla sostanziale incapacità del mercato di saper apprezzare il livello di rischio di insolvenza delle singole operazioni da cui sortivano le concessioni dei mutui e, dall’altro, dagli sistematici inviti (spesso artificiosamente precostituiti) da parte delle agenzie di rating e delle stesse banche che riguardavano la “bontà” dei mutui e dei prodotti derivati che su di essi venivano imbastiti.
Per molti aspetti, ciò che Stiglitz mette sotto il faro dell’accusa è il modello neoclassico del mercato perfetto, il quale appare come un mercato astratto, con la sua pretesa di ignorare la disoccupazione; di affermare la presenza del razionamento del credito erogato da parte degli enti preposti e dove il valore delle imprese è proporzionato esclusivamente al flusso degli utili distribuiti, e non anche per ciò che esse producono, e senza nessuna considerazione critica sulla qualità e la formazione degli utili stessi e su quanto potessero essere stati “finanziati” da debiti e non da vera ricchezza prodotta.
Conflitto di interessi; tornaconto non circoscritto, ma spesso smisurato; miopia circa i risultati attesi sul mercato (massimo guadagno subito e in ogni caso); snaturamento degli assetti informativi; schizofrenia nelle prospettive e nelle scelte economiche (ove l’economia virtuale ha avuto la capacità di distruggere ricchezza reale e di ridurre la sostanza economica a mero strumento per postulare guadagni immediati per pochi e povertà per molti) sono stati, nell’analisi di Stiglitz, fattivi contribuiti per la nascita della crisi e sostanziale viatico a determinarne il livello di gravità.



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