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IDEE/ Perché i lavori "veri" hanno bisogno del volontariato per funzionare?

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A Milano, Volontari in azione (Imagoeconomica)  A Milano, Volontari in azione (Imagoeconomica)

È il caso di notare che le caratteristiche dell’attuale mercato del lavoro richiedono a un numero sempre più vasto di persone di sapersi “avventurare” nel lavoro  con un elevato senso di intraprendenza e di investimento, senza certezze preventive sull’esito dei propri sforzi e che in questa faticosa battaglia quotidiana hanno maggior probabilità di tenuta psicologica (prima che di riuscita economica) coloro che hanno maturato fiducia in sé stessi e negli altri attraverso esperienze di gratuità.

Contrariamente a quanto si è soliti ritenere, le virtù della  gratuità non sono necessarie ed apprezzate solo nell’ambito delle attività volontarie, non retribuite, non profit, ma anche nell’ambito delle attività professionali ed economiche orientate al profitto, come indica, in forma apparentemente paradossale, l’enciclica Caritas in veritate (cfr. par. 36-39)  con riferimento al bisogno di gratuità e di spirito del dono anche nella vita economica, affinché essa possa funzionare efficacemente, creando benessere invece che malessere.

Prima che un richiamo morale (certamente presente: cfr. par. 37) vi è  in questa sottolineatura un richiamo alla natura costitutiva di ogni lavoro (profit o non profit)  e  del lavoro in quanto tale, che è la modalità più immediata attraverso cui ogni persona esprime e trasforma sé stessa, mentre trasforma la realtà circostante mediante la propria cultura e il proprio desidero di ben operare, così come è stato magistralmente delineato nell’enciclica Laborem exercens (di cui ricorre nel maggio prossimo il 30° anniversario) da Giovanni Paolo II,  attraverso la  distinzione tra lavoro in senso soggettivo (centrato sulla persona che lavora) e lavoro in senso oggettivo (inteso come mezzo di produzione).

Il lavoro (qualunque lavoro) partecipa del bisogno personale di espressività, creatività, signoria,  prende dunque le mosse da una positività e un senso di benedizione, che entra in dialettica con l’opposto senso di costrizione-maledizione. Partecipa di un senso di gratitudine tanto quanto di un senso di obbligo, dovere, necessità.



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