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IDEE/ Perché i lavori "veri" hanno bisogno del volontariato per funzionare?

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A Milano, Volontari in azione (Imagoeconomica)  A Milano, Volontari in azione (Imagoeconomica)

Il lavoro volontario (proprio di chi opera in organizzazioni di volontariato) è allora un’espressione emblematica del “piacere di lavorare”  (per una causa avvertita come buona per sé e per gli altri  e per una buona società),  in opposizione al “dovere di lavorare”  per ragioni imposte, estrinseche, strumentali.

In questa prospettiva, il lavoro volontario (cioè  gratuito) - che imita, simula, riproduce il lavoro di cura prestato per affetto prima che per necessità - non rappresenta una negazione dialettica (per contrapposizione) del lavoro retribuito, ma l’espressione di una “eccedenza” che ha bisogno di esprimersi e manifestarsi in forme molteplici.

Non voglio con questo fornire alcun alibi o copertura ideologica a politiche di misconoscimento o peggio di sfruttamento del lavoro retribuito; mi preme piuttosto prendere spunto dal lavoro volontario per ricuperare, in profondità, i multiformi aspetti e significati del lavoro umano.



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